8 ragioni per cui le festività cristiane non dovrebbero essere osservate

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8 ragioni per cui le festività cristiane non dovrebbero essere osservate

Tradotto da PurelyPresbyterian

Molte chiese Riformate si sono storicamente opposte all’osservanza di giorni santi istituiti dagli uomini, come il Natale e la Pasqua. Persino le chiese Riformate del continente, che in alcune delle loro confessioni lasciavano una certa osservanza dei giorni santi alla libertà cristiana, spesso lo facevano a causa di compromessi con un popolo ostinato, allo scopo di promuovere ulteriormente la Riforma, oppure perché i magistrati civili le costringevano a farlo (cfr. Giovanni Calvino e i giorni santi). Gisbertus Voetius, delegato al Sinodo di Dordrecht, riferisce che la Chiesa olandese aveva cercato per lungo tempo di sbarazzarsi dei giorni santi, ma che il permesso di osservarli concesso dal sinodo fu «imposto dall’esterno, gravoso per le chiese, di per sé e in senso assoluto sgradito; e i Sinodi furono convocati, obbligati e costretti a riceverlo, introdurlo e ammetterlo, come in una sorta di accordo, per evitare situazioni peggiori, spiacevoli e dannose» (Selectarum Disputationum Theologicarum pars prima, citato in Perché i giorni di festa ecclesiastici sono nel nostro Ordine ecclesiastico?). La successiva Nadere Reformatie olandese ebbe maggiore successo nel rimuovere dalle chiese l’osservanza dei giorni santi (cfr. La Nadere Reformatie contro il Natale). [1]

Purtroppo, oggi non soltanto molte chiese Riformate stanno tornando a osservare il Natale e la Pasqua, ma alcune stanno persino cominciando a osservare anche la Quaresima, il Venerdì Santo, l’Avvento, ecc. In questo articolo esporremo otto ragioni per cui i Riformati si sono opposti ai giorni santi istituiti dagli uomini e hanno osservato esclusivamente il Giorno del Signore 52 volte all’anno. [2]

 

1. «Lavora sei giorni, e fa’ in essi ogni opera tua» (Esodo 20:9)

Dio ci ha dato sei giorni di lavoro e un giorno di riposo e di culto. Che interpretiamo i sei giorni di lavoro come un comandamento o come un permesso, questo principio viene violato dall’istituzione di un giorno santo. Se è un comandamento, nessun uomo può comandare diversamente. Se è un permesso di lavorare sei giorni, nessuna autorità umana, compresi gli ufficiali della Chiesa, può vincolare la coscienza e togliere la libertà concessa da Dio di lavorare sei giorni alla settimana, salvo quando provvidenze straordinarie richiedano occasionali giorni di festa o di digiuno (vedi sotto).

Vi è un’enorme pressione sociale a osservare certe festività, come il Natale o la Pasqua. Le famiglie si risentirebbero se alcuni membri scegliessero di non partecipare; alcuni ritengono di avere un diritto morale ad avere il giorno libero dal proprio datore di lavoro e pensano erroneamente che il datore di lavoro violerebbe la loro libertà cristiana se fossero costretti a lavorare durante una di queste festività; quando le chiese locali tengono speciali servizi di culto, vi è un’enorme pressione sulla congregazione affinché vi partecipi, ecc. Tutte queste cose costituiscono violazioni della vera libertà di coscienza e del principio naturale secondo cui sei giorni della settimana possono o devono essere usati per il lavoro. Questi esempi dimostrano che, sebbene alcuni possano sostenere che tali festività non siano obbligatorie, il loro coinvolgimento emotivo in esse e il loro comportamento verso gli altri riguardo a esse mostrano che, in pratica, non vengono trattate come cose indifferenti (adiaphora).

Questo argomento è importante, ma non conclusivo. Le sette ragioni seguenti offrono un quadro più completo dell’opposizione Riformata ai giorni santi istituiti dagli uomini.

 

2. Solo Dio può rendere santo un giorno

«Il modo accettevole di rendere culto al vero Dio è stato istituito da Lui stesso ed è così limitato dalla Sua propria volontà rivelata, che Egli non può essere adorato secondo le immaginazioni e le invenzioni degli uomini, né secondo i suggerimenti di Satana, mediante alcuna rappresentazione visibile o in alcun altro modo non prescritto nella Sacra Scrittura (Esodo 20:4-6; Deuteronomio 4:15-20; 12:32; Matteo 4:9-10; 15:9; Atti 17:25; Colossesi 2:23).»

Confessione di fede di Westminster 21:1

 

Dio ci proibisce di adorarlo «seguendo il nostro cuore e i nostri occhi», perché le nostre menti decadute ci porteranno a «prostituirci»; la vera santità consiste nell’adorare Dio secondo i Suoi comandamenti (Numeri 15:39-40). Soltanto la mente di Dio è in grado di guidarci nel culto santo; noi non siamo in grado di farlo da noi stessi. I giorni santi e le cerimonie istituiti dagli uomini sono un affronto al Capo della Chiesa, perché l’uomo non ha alcun potere o autorità di santificare giorni o di inventare elementi di culto «mediante l’arte e l’invenzione dell’uomo» (Atti 17:29; cfr. 1 Re 12:33). Attribuire un significato spirituale a qualcosa a cui la Scrittura non lo attribuisce è l’essenza stessa del culto volontario (Colossesi 2:23), cioè dell’idolatria.

«Che cos’è l’idolatria, se non questo: attribuire a riti inventati dagli uomini il potere e la virtù di fare ciò che soltanto Colui al quale appartiene ogni potestà in cielo e sulla terra può fare?»

George Gillespie, Una disputa contro le cerimonie papiste inglesi, p. 192.

 

Soltanto Dio ha la prerogativa e l’autorità di mettere a parte un giorno speciale per il culto e il riposo. Gli esseri umani non hanno alcuna autorità di santificare un giorno; non possiamo adorare Dio come ci piace, ma dobbiamo adorarlo come Egli ci ha detto di voler essere adorato. Cristo, quale Capo della Chiesa, non ha santificato alcun altro giorno oltre al Giorno del Signore per il culto del Nuovo Testamento. Pertanto, aggiungere il nostro calendario ecclesiastico al calendario ecclesiastico di Cristo sarebbe un affronto alla Sua autorità sulla Chiesa. Dobbiamo santificare ciò che Dio ha istituito osservandolo, non cercare di impressionare Dio con la nostra ingegnosità e innovazione nel culto.

«Non vi è alcun potere, né civile né ecclesiastico, che possa istituire un giorno santo: nessun Re, nessuna Chiesa; soltanto il Signore, che ha fatto il giorno e lo ha distinto dalla notte: Egli ha santificato il settimo giorno… Se la speciale santificazione di un giorno per un uso santo dipende dal comandamento e dall’istituzione di Dio, allora né il Re né la Chiesa rappresentativa possono istituire un giorno santo.»

Assemblea di Perth, p. 67.

 

Sebbene il Natale e la Pasqua possano non essere considerati intrinsecamente più santi degli altri giorni, essi sono «giorni santi» nel senso di cui parliamo qui, per quanto riguarda il loro scopo e il loro uso, perché vengono messi a parte per esercizi religiosi. Devono essere scelti specifici testi biblici, a differenza del Giorno del Signore, nel quale si è liberi di insegnare qualsiasi parte della Parola di Dio. Vengono aggiunte cerimonie non bibliche, come l’accensione di candele, l’agitare rami di palma e certe decorazioni con un significato religioso intenzionale; tutte queste cose violano il Principio Regolatore del Culto e sovvertono l’autorità di Cristo sulla Sua Chiesa. Così, in realtà, i giorni santi stabiliti dagli uomini non sono semplicemente uguali al Sabato morale stabilito dal Signore, ma «lo superano in solennità» (Ibid.).

Giorni occasionali di digiuno pubblico o di rendimento di grazie

«Nondimeno, è lecito e necessario, in particolari occasioni straordinarie, mettere a parte uno o più giorni per il digiuno pubblico o il rendimento di grazie, secondo che le diverse, notevoli e straordinarie dispensazioni della provvidenza di Dio ne forniscano al Suo popolo il motivo e l’occasione.»

Direttorio di Westminster per il culto pubblico

 

La Luce della Natura insegna che, quando il giudizio di Dio è evidente, o una società ha un disperato bisogno di ravvedersi da un particolare peccato, è appropriato proclamare un digiuno generale e un tempo in cui gridare a Dio affinché distolga la Sua ira e conceda ravvedimento. Allo stesso modo, in tempi di benedizione, è appropriato mettere a parte un giorno per il rendimento pubblico di grazie. Tempi occasionali di digiuno o di rendimento di grazie, suscitati da eventi provvidenziali, si possono vedere ripetutamente nella Scrittura (come in 2 Cronache 20:2-3; Esdra 10; Neemia 9; Gioele 1:14; 2:15; Sofonia 2:1-3; Matteo 9:15), mentre le festività tradizionali messe a parte dagli uomini sono esplicitamente condannate nella Scrittura. Una parte della ribellione e dell’idolatria connesse alla costruzione e all’adorazione del vitello d’oro fu l’istituzione di un giorno santo di culto per «l’Eterno» (Esodo 32:5). Anche Geroboamo suscitò grandemente l’ira del Signore, in parte imitando le feste prescritte dalla legge mosaica e istituendo un giorno santo «che egli aveva immaginato nel suo cuore» (1 Re 12:33).

I tempi occasionali di digiuno o di rendimento di grazie indetti dalla Chiesa sono circostanze del culto, poiché «tutte le cause, le occasioni e i tempi particolari di digiuno non potevano essere determinati nella Scrittura» (Gillespie, Una disputa contro le cerimonie papiste inglesi, p. 51); ma i giorni annuali messi a parte dalla Chiesa per commemorare eventi biblici (come la nascita o la risurrezione di Cristo) sarebbero elementi del culto e non hanno alcun fondamento nella Scrittura. I primi sono risposte a difficoltà o benedizioni immediate, riconosciute dagli anziani della Chiesa (o da un individuo, una famiglia, una comunità o una nazione), e consistono nella loro chiamata a digiunare o a festeggiare in risposta a Dio in quella particolare serie di circostanze; i secondi, invece, sorgono da una regolamentazione meccanica (cfr. Marco 2:18-20; Matteo 6:16-18; G. I. Williamson, La Confessione di fede di Westminster per classi di studio, p. 169) e hanno come soggetto questioni bibliche, anziché circostanziali, ponendosi così sullo stesso piano del Giorno del Signore quale elemento del culto. Quanto siamo audaci quando istituiamo elementi di culto di nostra invenzione!

 

3. Nessuno, eccetto Dio, ha mai istituito un giorno santo

Non soltanto nessuno, eccetto Dio, può rendere santo un giorno, ma in realtà nessuno lo fece legittimamente nell’Antico Testamento; pertanto, non se ne può istituire alcuno nemmeno nell’epoca del Nuovo Testamento. Ma che dire di Purim (Ester 9:22) e della Festa della Dedicazione (Hanukkah) (1 Maccabei 4:36), durante la quale Gesù si trovava a Gerusalemme (Giovanni 10:22)?

Purim

«Sembra che i giorni di Purim siano stati istituiti soltanto come giorni di allegria e gioia civile, come quelli che sono in uso fra noi quando accendiamo falò e manifestiamo altri segni di gioia civile per qualche memorabile beneficio ricevuto dal Regno o dallo Stato. Infatti, non sono chiamati i giorni santi di Purim, ma semplicemente i giorni di Purim, un giorno di banchetti e di invio di porzioni gli uni agli altri (Ester 9:19-22), senza alcuna menzione del culto di Dio in quei giorni.»

George Gillespie, Una disputa contro le cerimonie papiste inglesi, p. 245.

 

Purim è essenzialmente lo stesso tipo di festività del 4 luglio negli Stati Uniti. Non è una festività religiosa, ma una celebrazione civile, e pertanto non rientra nell’ambito del Principio Regolatore del Culto. Inoltre, si ritiene tradizionalmente che il Libro di Ester sia stato scritto da Mardocheo, il quale era anche un profeta (Ester 4:13). Pertanto, sia che «i giorni di Purim fossero stati istituiti come giorni santi o no, vi era comunque per essi un’autorità più che ordinaria» (Ibid., p. 101), ed essi furono istituiti da un profeta di Dio; quindi, sia come festività civile sia come giorno santo, Purim era legittimo.

La Festa della Dedicazione (Hanukkah)

La Festa della Dedicazione commemorava la ridedicazione del secondo Tempio di Gerusalemme durante la rivolta dei Maccabei, nel periodo intertestamentario, ed è narrata nei libri apocrifi di 1 e 2 Maccabei. Thomas Cartwright confronta le dedicazioni del primo e del secondo Tempio, narrate nell’Antico Testamento, con la dedicazione compiuta da Giuda Maccabeo, allo scopo di dimostrare che essa non aveva lo stesso carattere delle prime due, che furono celebrate legittimamente:

«Che questa Festa [della Dedicazione] sia stata istituita indebitamente e senza fondamento può apparire dal confronto con la dedicazione del primo Tempio sotto Salomone (1 Re 8:22 ss.) e del secondo, dopo il ritorno dalla cattività babilonese (Esdra 6:15-18). Poiché in queste dedicazioni non vi fu alcuna commemorazione annuale mediante la solennità di una Festa, neppure di un solo giorno, è evidente che la celebrazione annuale di questa Festa per otto giorni non fu compiuta mediante quello Spirito dal quale Salomone e coloro che guidarono la dedicazione dopo la cattività furono diretti. E poiché quello Spirito dimorava più abbondantemente in Salomone e nei Profeti che guidarono la dedicazione dopo la cattività che in Giuda [Maccabeo], tanto più presuntuoso fu costui quando, pur avendo una gamba più corta della loro, cercò in questa materia di superarli a grandi passi. E la sua temerarietà è tanto più aggravata dal fatto che nessuno di loro, per la costruzione dell’intero Tempio, con tutti i suoi strumenti e arredi, istituì una Festa per rinnovarne annualmente la memoria, mentre Giuda, soltanto per il rinnovamento dell’Altare e di alcuni altri luoghi decaduti del Tempio, istituì questa grande solennità.»

Annotazioni su Giovanni 10.

 

I Farisei aggiunsero molte feste prive di autorità divina, come le feste delle Tekuphas (equinozi) e la Festa della Xiloforia; la Festa della Dedicazione era semplicemente un’altra tradizione farisaica.

La presenza di Gesù a Gerusalemme durante la Festa della Dedicazione

«Or si faceva in Gerusalemme la festa della dedicazione; ed era inverno. E Gesù passeggiava nel tempio, nel portico di Salomone. I Giudei adunque l’intorniarono…» (Giovanni 10:22-24a).

Che riteniamo o meno che si trattasse di un giorno santo illegittimo, questo passo non afferma che Gesù osservasse la Festa della Dedicazione; ci indica piuttosto il tempo e il luogo in cui si verificarono gli eventi successivi. Sarebbe privo di fondamento supporre, sulla base di questo passo, che Gesù approvasse quel giorno santo illegittimo. Cristo rimase a Gerusalemme dopo la Festa dei Tabernacoli (Giovanni 7) affinché potesse predicare alle moltitudini durante la Festa della Dedicazione, non affinché potesse osservare quel giorno santo istituito dagli uomini. Non concluderemmo che un predicatore di strada a New Orleans durante il Mardi Gras stesse osservando il Mardi Gras. Lo scopo del passo è mostrare che Cristo usò l’occasione per insegnare che cosa sia la vera «luce del mondo», non per approvare il «culto volontario» o «i comandamenti degli uomini».

«Gesù trasse profitto dalla festa della dedicazione, sebbene non fosse di istituzione divina, come da un’opportuna occasione per esercitare il Suo ministero, quando folle di Giudei si erano radunate da ogni parte…»

Samuel Davies, sermoni, 1758.

 

4. I giorni santi annuali facevano parte della Legge Cerimoniale e furono abrogati insieme con essa

«Se dunque voi siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come se viveste nel mondo, siete sottoposti ad ordinamenti: Non toccare, non assaggiare, non maneggiare? Le quali cose tutte periscono con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini. Le quali cose hanno bene una certa apparenza di sapienza, in culto volontario, umiltà e trattamento severo del corpo; ma non sono di alcun valore contro la soddisfazione della carne» (Colossesi 2:20-23).

«L’Apostolo li chiama “deboli e poveri elementi” (Galati 4:9-10), “gli elementi del mondo” (Colossesi 2:20), “ombre delle cose a venire” (Colossesi 2:16-17). L’Apostolo non disse: “l’osservanza dei giorni giudaici”, ma l’osservanza dei giorni in sé serviva al popolo di Dio per un uso tipologico e come rudimento della religione. Se l’osservanza di alcuni giorni anniversari fu prescritta ai Giudei come elementi e rudimenti per la loro istruzione, ne consegue che l’osservanza dei giorni anniversari è di per sé un’istruzione rudimentale; altrimenti il ragionamento dell’Apostolo non reggerebbe.

L’Apostolo condanna la distinzione dei giorni come condanna la distinzione dei cibi. Considerare alcuni cibi puri e altri impuri è giudaico, sebbene noi non osserviamo la stessa distinzione dei Giudei. I giorni e i cibi sono messi in parallelo: stimare un giorno più santo di un altro, quando non è così distinto dal comandamento del Signore, deve essere anch’esso giudaico. La Chiesa sotto il Vangelo ha oltrepassato i rudimenti; pertanto, l’osservanza dei giorni anniversari non le si addice. Sostituire altri giorni a quelli giudaici, una Pasqua cristiana e una Pentecoste cristiana a quelle giudaiche, significa soltanto sostituire dei rudimenti e degli elementi a quelli giudaici; non significa eliminare, ma cambiare i giorni santi giudaici…

I Giudei non avevano giorni anniversari se non quelli che furono abrogati. Furono abrogati non soltanto come “ombre delle cose a venire”, ma anche come memoriali di benefici passati. Anche in quanto giorni di commemorazione appartenevano alla pedagogia della legge. I Giudei convertiti non possono legittimamente osservare le festività giudaiche nemmeno come commemorazioni di benefici passati (Galati 4). Sotto ogni aspetto, tutti i loro giorni anniversari sono stati aboliti, e non ne avevano altri se non quelli che furono aboliti. Pertanto, sotto ogni aspetto appartenevano alla Legge Cerimoniale. L’osservanza dei giorni anniversari, dunque, anche per quanto riguarda la commemorazione, era per i Giudei pedagogica, rudimentale ed elementare, e di conseguenza cerimoniale… Se i Giudei non avevano alcuna solennità anniversaria destinata a durare dopo la venuta di Cristo, una volta convertiti al Cristianesimo, come può l’osservanza dei giorni anniversari essere adottata dai Cristiani?»

Assemblea di Perth, p. 72.

 

5. Gesù Cristo non ha istituito alcun altro giorno santo oltre al Giorno del Signore

Oltre all’abrogazione delle cerimonie e delle feste dell’Antico Testamento e al completo silenzio del Nuovo Testamento riguardo a qualsiasi nuova festività, cosa che sarebbe sufficiente a dimostrare che non vi sono altri giorni santi cristiani oltre al Giorno del Signore, il Sabato cristiano, le ragioni seguenti dimostrano ulteriormente che non vi sono nuovi giorni santi.

Se vi fossero stati altri giorni dedicati a Cristo, l’affermazione dell’Apostolo Giovanni, «Io fui rapito in ispirito nel giorno del Signore» (Apocalisse 1:10), sarebbe ambigua. Egli presume chiaramente che i suoi lettori comprenderanno a quale giorno si riferisce. Quando l’Apostolo Paolo condanna l’osservanza dei giorni santi giudaici (Colossesi 2:16; Galati 4; ecc.), non li indirizza verso nuovi giorni santi. Se questi fossero esistiti, quello sarebbe stato il luogo appropriato per menzionarli.

«Contro questo argomento si obietta anzitutto che l’Apostolo confronta [il Sabato] con l’osservanza dei giorni (Romani 14:5-6).

Risposta: L’Apostolo tollera l’infermità dei Giudei deboli, i quali non comprendevano la pienezza della libertà cristiana. E la legge cerimoniale non era ancora sepolta (Ebrei 8:13). Ma lo stesso Apostolo riprende i Galati, i quali avevano raggiunto questa libertà e avevano già abbandonato l’osservanza dei giorni (Galati 3:3-4; 4:9-11; 5:7-8). Inoltre, i giorni giudaici avevano un tempo avuto l’onore di essere stati istituiti da Dio stesso; ma i giorni anniversari istituiti dagli uomini non hanno tale onore.»

Ibid., p. 74.

 

Per ragioni di brevità, non presenteremo qui una difesa del Giorno del Signore come Sabato cristiano. Vedi La perpetuità e il cambiamento del Sabato | Jonathan Edwards.

I giorni santi nella Chiesa primitiva

Nella Chiesa primitiva vi sono testimonianze contrastanti riguardo all’origine della Pascha, o Pasqua. Alcune fonti affermavano che l’Apostolo Giovanni l’avesse insegnata loro, altre che l’avessero insegnata Pietro e Paolo, ma queste testimonianze non sono affidabili. Soltanto la Scrittura è la regola della fede e della vita (Luca 16:29, 31; Efesini 2:20; 2 Timoteo 3:16; Apocalisse 22:18-19), e se gli Apostoli avessero voluto che qualcosa fosse osservato dalla Chiesa, lo avrebbero scritto nella Scrittura. E se gli Apostoli fossero stati ispirati dallo Spirito Santo a istituire una versione cristiana della Pasqua ebraica, la Pascha (Pasqua), non sarebbero stati in disaccordo sul giorno in cui doveva essere osservata, come alcuni nella Chiesa primitiva hanno testimoniato. Alcuni riferivano che Filippo e Giovanni osservassero il quattordicesimo giorno del mese, mentre altri affermavano che Pietro osservasse il primo Giorno del Signore successivo al quattordicesimo giorno del mese; ciò diede origine a una controversia di lunga durata.

«Lo scopo degli Apostoli non era quello di istituire giorni festivi, ma di insegnare una vita giusta e la pietà. E mi sembra che, come molte altre usanze siano state stabilite nelle singole località secondo l’uso, così anche la festa di Pasqua sia venuta a essere osservata in ogni luogo secondo le particolari consuetudini dei popoli, poiché nessuno degli Apostoli legiferò sulla questione. E i fatti stessi indicano che l’osservanza ebbe origine non per legislazione, ma come consuetudine… I Quartodecimani affermano che l’osservanza del quattordicesimo giorno fu trasmessa loro dall’Apostolo Giovanni; mentre i Romani e quelli delle regioni occidentali ci assicurano che la loro usanza ebbe origine dagli Apostoli Pietro e Paolo. Nessuna delle due parti, tuttavia, può produrre alcuna testimonianza scritta a conferma di ciò che afferma.»

Socrate (380-439 d.C.), Storia della Chiesa, libro 5, capitolo 22.

 

 

6. Date specifiche

Se Dio avesse voluto che avessimo festività religiose per gli eventi della vita di Cristo, avrebbe fatto registrare i giorni esatti dell’anno in cui tali eventi ebbero luogo; ma non possediamo alcuna informazione del genere. Le date del Natale, della Pasqua, dell’Avvento, della Quaresima, ecc., sono nel migliore dei casi congetture informate; pertanto, non è volontà di Dio che mettiamo a parte e osserviamo quei giorni.

«Se fosse stata volontà di Dio che i diversi atti di Cristo fossero celebrati con diverse solennità, lo Spirito Santo ci avrebbe fatto conoscere il giorno della Sua Natività, Circoncisione, presentazione al Tempio, Battesimo, Trasfigurazione e simili… Se le principali opere di Dio innalzassero alcuni giorni al di sopra degli altri, tutti i giorni dell’anno dovrebbero essere santi. Se dovessimo onorare la memoria degli atti di Cristo, allo stesso modo tutti i giorni dovrebbero essere santi, perché ognuno di essi è pieno dei Suoi miracoli. Cristo, mediante le Sue azioni, non consacrò i tempi nei quali esse furono compiute più di quanto il Suo corpo consacrò la mangiatoia o la croce. Non è l’azione di Cristo compiuta in un giorno, ma la Sua istituzione a rendere santo un giorno. Se le azioni di Cristo innalzano e consacrano i giorni nei quali furono compiute, tali giorni dovrebbero essere conosciuti… Vedete dunque che, come Dio nascose il corpo di Mosè, così ha nascosto questo giorno e gli altri giorni che dipendono dal suo calcolo, mentre ha dichiarato la Sua volontà riguardo agli altri giorni dei Suoi atti memorabili.»

Assemblea di Perth, pp. 79-80.

 

7. Anche le cose indifferenti, quando vengono abusate e contaminate dalla superstizione, devono essere abolite

Se qualcosa non è né comandato né proibito, è indifferente (adiaphora). Tuttavia, se qualcosa di indifferente venisse corrotto dalla superstizione, dovrebbe essere eliminato per non essere causa d’inciampo. È un dovere del secondo comandamento non soltanto detestare, opporsi e rimuovere ogni falso culto, ma anche rimuovere tutti i monumenti dell’idolatria, secondo il nostro posto e la nostra vocazione (Catechismo Maggiore di Westminster, D. 108). Dobbiamo odiare «perfino la veste contaminata dalla carne» (Giuda 23) e seguire l’esempio di Ezechia: «Egli tolse gli alti luoghi, e spezzò le statue, e tagliò i boschi, e fece in pezzi il serpente di rame che Mosè avea fatto; perciocché fino a quei giorni i figliuoli d’Israele gli aveano fatti profumi; ed egli lo chiamò Nehustan» (2 Re 18:4). Dobbiamo «astenerci da ogni apparenza di male» (1 Tessalonicesi 5:22) e non seguire le vie dei pagani superstiziosi (Geremia 10:2-5).

«Ammettiamo pure che l’osservanza dei giorni santi fosse all’inizio una cosa indifferente e, mettendo da parte tutte le ragioni precedenti, tuttavia essi dovrebbero essere aboliti perché, secondo la regola dei Padri, raccomandataci da Zanchius (In 4. Praecept. Col. 678), Non male igitur fecerint qui omnis pr‘ter diem Dominicum aboleverunt: le cose indifferenti, quando vengono abusate e contaminate dalla superstizione, devono essere abolite… Il numero, gli abusi, le superstizioni, i falsi culti e i culti volontari delle feste aumentarono a tal punto che non vi è nulla nella Chiesa di così sgradito a Dio e di così pernicioso agli uomini quanto santificare tali e tanti giorni. Pretendiamo di non porre alcuna parte del culto di Dio nell’osservanza dei giorni. Ma come possiamo osservare un giorno in onore di Cristo e non adorarlo mediante tale osservanza? Ciò significherebbe rendere il Suo onore privo di onore. Siamo soliti ragionare contro i Papisti in questo modo: dedicare giorni ai Santi è culto religioso. Non è dunque culto religioso dedicare un giorno a Cristo? Sì, certamente, ed è culto volontario.»

Ibid., p. 83.

 

George Gillespie definisce così i «monumenti dell’idolatria»:

«Le cerimonie sono illecite perché sono monumenti dell’idolatria passata e, non essendo necessario conservarle, dovrebbero essere completamente abolite a causa del loro uso idolatrico… Tutte le cose e i riti che sono stati notoriamente abusati per l’idolatria, se non sono tali che Dio o la natura li abbia resi di uso necessario, dovrebbero essere completamente aboliti e rimossi dal culto divino, in modo tale che non siano considerati né usati da noi come cose sacre o come riti appartenenti ad esso…

Dico: che sono stati notoriamente abusati per l’idolatria, perché, se l’abuso non è conosciuto, siamo senza colpa nel conservare le cose e i riti che sono stati abusati. Dico: se non sono tali che Dio o la natura li abbia resi di uso necessario, perché, se sono di uso necessario, o per istituzione di Dio, come i sacramenti, o per legge di natura, come l’aprire la bocca per parlare (poiché, quando devo predicare o pregare pubblicamente, la natura rende necessario che io apra la bocca per parlare in modo udibile e articolato), allora l’abuso non può eliminare l’uso. Dico: non possono essere usati da noi come cose sacre, come riti appartenenti al culto divino, perché al di fuori dell’ambito del culto possono essere usati per uno scopo naturale o civile. Se non potessi procurarmi altro cibo da mangiare se non l’ostia consacrata, che i Papisti idolatrano portandola in processione, potrei legittimamente mangiarla; e se non potessi procurarmi altri vestiti da indossare se non i paramenti sacri nei quali un sacerdote ha celebrato la messa, potrei legittimamente indossarli. Le cose abusate per l’idolatria sono illecite soltanto quando vengono usate in modo religioso e come cose sacre.»

George Gillespie, Monumenti dell’idolatria, da Disputa contro le cerimonie papiste inglesi, pp. 149-150.

 

8. Ciò che è stato legittimamente abolito non può essere nuovamente accolto e messo in pratica

Dopo le conquiste della Riforma protestante, nella quale la Chiesa Riformata si liberò dei rituali e delle festività superstiziose, idolatriche e arbitrarie dell’Anticristo papale, come possiamo giustificare un ritorno a una posizione tiepida?

«Siete voi così insensati? Avendo cominciato per lo Spirito, volete ora essere resi compiuti per la carne? Avete sofferte tante cose invano? se pure è invano… Ma ora, avendo conosciuto Iddio, anzi essendo stati conosciuti da Dio, come vi rivolgete di nuovo agli elementi deboli e poveri, ai quali volete di nuovo servire? Voi osservate giorni, e mesi, e tempi, ed anni. Io temo di voi, che talora io non abbia faticato invano inverso voi… Voi correvate bene; chi vi ha impediti, per non ubbidire alla verità? Questa persuasione non viene da colui che vi chiama» (Galati 3:3-4; 4:9-11; 5:7-8).

«Se l’Apostolo rimproverò così severamente i Galati perché, dopo aver cominciato nello Spirito, ritornavano alla carne, cioè alle cerimonie della Legge di Mosè, un tempo ordinate da Dio, quale rimprovero meritiamo noi se, dopo aver cominciato nello Spirito e aver corso così bene e così a lungo, ritorniamo alle tradizioni e alle superstizioni umane?»

Assemblea di Perth, p. 86.

 

«Guardatevi, che non perdiamo le cose che abbiamo operate, anzi riceviamo pieno salario» (2 Giovanni 8).

«Come il cane ritorna al suo vomito, così lo stolto ritorna alla sua follia» (Proverbi 26:11).

«Perciocché, se, dopo essere scampati dalle contaminazioni del mondo per la conoscenza del Signore e Salvator Gesù Cristo, sono di nuovo in esse avviluppati, e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. Perciocché sarebbe stato meglio per loro di non aver conosciuta la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, rivolgersi indietro dal santo comandamento che era loro stato dato. Ma è loro avvenuto ciò che dice il vero proverbio: Il cane è ritornato al suo vomito; e la troia lavata a voltolarsi nel fango» (2 Pietro 2:20-22).

«Ma, se il giusto si ritrae dalla sua giustizia, e commette iniquità, e fa secondo tutte le abbominazioni che fa l’empio, vivrà egli? Tutte le sue giustizie che egli avrà fatte non saranno ricordate; egli morrà nel suo misfatto che avrà commesso, e nel suo peccato che avrà fatto» (Ezechiele 18:24).

«Ora ricordatevi dei giorni di prima, nei quali, dopo essere stati illuminati, avete sostenuto un gran combattimento di sofferenze… Non gettate dunque via la vostra franchezza, la quale ha una grande retribuzione. Perciocché voi avete bisogno di pazienza; acciocché, avendo fatta la volontà di Dio, conseguiate la promessa» (Ebrei 10:32, 35-36).

[1] Dopo aver citato in ordine cronologico diversi articoli adottati dalle chiese Riformate olandesi, il pastore David Demarest riassunse la storia dell’azione sinodale riguardo ai giorni santi ecclesiastici:

«All’inizio era chiaramente intenzione abolire del tutto questi giorni. Poi si ritenne meglio, poiché il popolo continuava a considerarli giorni festivi, volgerli a buon uso mediante la celebrazione di servizi religiosi; infine, la loro osservanza fu prescritta, senza dubbio per motivi di edificazione. Probabilmente i magistrati, ai quali viene continuamente attribuita autorità in questa materia, non ritennero opportuno abolirli, per ragioni derivanti dalle circostanze dei tempi e dal carattere e dalle abitudini del popolo. Finché continuarono a esistere per autorità civile, la Chiesa cercò giustamente di renderli promotori della pietà.»

David D. Demarest, Storia e caratteristiche della Chiesa Olandese Protestante Riformata, 2ª ed. (New York, Board of Publication of the Reformed Protestant Dutch Church, 1856), p. 175.

 

[2] Questo articolo è un riassunto di Ragioni contro i giorni santi, uno dei cinque punti di controversia scritti da David Calderwood e dall’Assemblea Generale della Chiesa di Scozia nel 1618, quando il re Giacomo costrinse la Chiesa ad adottare i Cinque Articoli di Perth. Gli altri quattro articoli confutati dall’Assemblea Generale riguardavano: l’inginocchiarsi durante la comunione, il battesimo privato, la comunione privata per i malati o gli infermi e la confermazione da parte di un Vescovo. Leggi qui il rapporto completo: Assemblea di Perth.

Vedi anche L’osservanza religiosa del Natale e dei “giorni santi” nel Presbiterianesimo americano, di Chris Coldwell.

Un Dio santo e i giorni santi, del rev. Robert McCurley (trascrizione e audio).

Disputa contro le cerimonie papiste inglesi, di George Gillespie.

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