Views: 0
Follia di una vita celibe senza il dono speciale
Tradotto da PurelyPresbyterian
Giovanni Calvino,
Commento a Matteo 19:10-12.
10 I suoi discepoli gli dissero: Se tale è la condizione dell’uomo con la moglie, non conviene sposarsi. 11 Ma egli disse loro: Non tutti sono capaci di ricevere questa parola, ma soltanto coloro ai quali è dato. 12 Poiché vi sono eunuchi che sono nati così dal seno della madre; e vi sono eunuchi che sono stati fatti eunuchi dagli uomini; e vi sono eunuchi che si sono fatti eunuchi da sé stessi per il regno dei cieli. Chi è capace di riceverlo, lo riceva. (Matteo 19:10-12)
- I suoi discepoli gli dicono. Come se fosse una condizione dura per i mariti essere così legati alle loro mogli, che, finché esse rimangono caste, siano costretti a sopportare ogni cosa piuttosto che lasciarle, i discepoli, suscitati da questa risposta di Cristo, replicano che è meglio restare senza mogli che sottomettersi a un vincolo di questo genere. Ma perché, d’altra parte, non considerano quanto sia dura la servitù delle mogli, se non perché, dediti a sé stessi e alla propria comodità, sono spinti dal sentimento della carne a trascurare gli altri e a pensare soltanto a ciò che è vantaggioso per loro stessi? Nel frattempo, è una manifestazione di vile ingratitudine il fatto che, per il timore o il disgusto di un singolo inconveniente, essi respingano un meraviglioso dono di Dio. Secondo loro, è meglio evitare il matrimonio che legarsi con il vincolo di vivere sempre insieme. Ma se Dio ha ordinato il matrimonio per il vantaggio generale dell’umanità, benché possa essere accompagnato da alcune cose spiacevoli, non deve per questo essere disprezzato. Impariamo dunque a non essere delicati e insolenti, ma a usare con riverenza i doni di Dio, anche se in essi vi fosse qualcosa che non ci piace. Soprattutto, guardiamoci da questa malvagità riguardo al santo matrimonio; poiché, essendo esso accompagnato da molti fastidi, Satana ha sempre cercato di renderlo oggetto di odio e detestazione, al fine di distogliere gli uomini da esso. E Girolamo ha dato una prova fin troppo manifesta di una disposizione maliziosa e malvagia, non solo ricoprendo di calunnie quello stato di vita sacro e divinamente stabilito, ma raccogliendo dagli autori profani quanti più termini di vituperio (λοιδορίας) poteva, per togliergli la sua rispettabilità. Ma ricordiamoci che tutti i fastidi che appartengono al matrimonio sono accidentali, poiché sorgono dalla depravazione dell’uomo. Ricordiamo che, da quando la nostra natura è stata corrotta, il matrimonio ha cominciato a essere una medicina, e perciò non dobbiamo meravigliarci se ha un sapore amaro mescolato alla sua dolcezza. Ma dobbiamo vedere come il nostro Signore confuta questa follia.
- Non tutti sono capaci di ricevere questa parola. Con ciò Egli intende che la scelta non è posta nelle nostre mani, come se dovessimo deliberare su una questione sottoposta a noi. Se un uomo pensa che sia vantaggioso per lui stare senza una moglie e, senza fare alcuna indagine, impone a sé stesso un obbligo al celibato, si sbaglia grandemente. Dio, che ha dichiarato che è bene che l’uomo abbia una donna come suo aiuto, punirà il disprezzo del Suo proprio ordinamento; infatti i mortali si attribuiscono troppo quando cercano di esentarsi dalla vocazione celeste. Ma Cristo prova che non è libero a tutti fare la scelta che preferiscono, perché il dono della continenza è un dono speciale; infatti, quando dice che non tutti sono capaci di riceverla, ma soltanto coloro ai quali è dato, mostra chiaramente che essa non è stata data a tutti. E questo riprende l’orgoglio di coloro che non esitano a rivendicare per sé ciò che Cristo così manifestamente rifiuta loro.
- Poiché vi sono eunuchi. Cristo distingue tre specie di eunuchi: [1.] quelli che lo sono per natura, oppure [2.] quelli che sono stati castrati dagli uomini, sono esclusi dal matrimonio a motivo di questo difetto, perché non sono uomini. [3.] Egli dice che vi sono altri eunuchi, che hanno castrato sé stessi affinché possano essere più liberi di servire Dio; e questi Egli esenta dall’obbligo di sposarsi. Da ciò segue che tutti gli altri che evitano il matrimonio combattono contro Dio con sacrilega audacia, alla maniera dei giganti. Quando i papisti insistono sulla parola castrare (εὐνούχισαν), come se gli uomini potessero, a loro piacimento, porsi sotto l’obbligo della continenza, ciò è troppo frivolo. Infatti Cristo ha già dichiarato che Dio la dà a chi vuole; e, poco dopo, Lo troveremo sostenere che è follia per qualunque uomo scegliere di vivere non sposato, quando non ha ricevuto questo dono speciale. Questa castrazione, dunque, non è lasciata al libero arbitrio; ma il significato chiaro è che, mentre alcuni uomini sono per natura adatti a sposarsi, sebbene si astengano, essi non tentano Dio, perché Dio concede loro l’esenzione.
Per amore del regno dei cieli. Molti spiegano scioccamente questo come se significasse: al fine di meritare la vita eterna; come se il celibato contenesse in sé qualche servizio meritorio, così come i papisti immaginano che esso sia uno stato angelico. Ma Cristo non intese altro che questo: le persone non sposate devono avere questo come loro obiettivo, che, liberate da tutte le preoccupazioni, possano applicarsi più prontamente ai doveri della pietà. È dunque una sciocca immaginazione che il celibato sia una virtù; poiché esso, in sé stesso, non è più gradito a Dio del digiuno, e non ha diritto di essere annoverato tra i doveri che Egli richiede da noi, ma deve avere riferimento a un altro scopo. Anzi, Cristo intese espressamente dichiarare che, sebbene un uomo sia puro dalla fornicazione, tuttavia il suo celibato non è approvato da Dio se egli consulta soltanto la propria comodità e il proprio conforto, ma che è scusato su questo solo fondamento: che egli mira a una meditazione libera e senza impedimenti sulla vita celeste. In breve, Cristo ci insegna che non basta che gli uomini non sposati vivano castamente, se non si astengono dall’avere mogli con lo scopo espresso di dedicarsi a occupazioni migliori, cioè per essere più liberi di essere impiegati in cose migliori per la gloria di Dio.
Chi può riceverlo, lo riceva. Con questa conclusione Cristo li avverte che l’uso del matrimonio non deve essere disprezzato, a meno che non intendiamo, con cieca temerarietà, precipitarci a capofitto nella rovina; infatti era necessario trattenere i discepoli, che Egli vedeva agire sconsideratamente e senza giudizio. Ma l’avvertimento è utile a tutti; poiché, nello scegliere una maniera di vita, pochi considerano ciò che è stato dato loro, ma gli uomini si lanciano avanti, senza discernimento, in qualunque direzione li spinga uno zelo sconsiderato. E vorrei che l’avvertimento fosse stato ascoltato nei tempi passati; ma le orecchie degli uomini sono tappate da non so quali incantesimi di Satana, così che, contro natura e, per così dire, a dispetto di Dio, coloro che Dio aveva chiamato al matrimonio si sono legati con la corda della verginità perpetua. Poi venne la corda mortale del voto, con la quale anime miserabili furono legate, così che non si rialzarono mai dal fosso.