Dispensazionalismo — Una recente innovazione con conseguenze eterne
Di Jeremiah Knight
Il dispensazionalismo è un sistema teologico che non è esistito per i primi 1800 anni della storia della Chiesa. Ebbe origine negli anni 1830 con John Nelson Darby, un leader del movimento dei Fratelli di Plymouth in Inghilterra. Darby propose che Dio governi la storia attraverso periodi distinti o “dispensazioni”, ognuno con il proprio insieme di aspettative e responsabilità. Questo sistema divise il piano di Dio in due popoli separati, Israele e la Chiesa, e introdusse idee nuove come un rapimento pre-tribolazionale, un futuro tempio ricostruito e un regno letterale di mille anni di Cristo sulla terra centrato su Israele nazionale.
Questo schema era completamente estraneo alla Chiesa primitiva. Gli apostoli non insegnarono mai un rapimento segreto né un ritorno ai sacrifici del tempio. Infatti, i padri della Chiesa primitiva come Ireneo di Lione, Giustino Martire, e persino Agostino d’Ippona, pur avendo opinioni diverse sul millennio, non divisero mai il popolo di Dio in due né insegnarono che i sacrifici animali sarebbero ripresi. Anche i Riformatori respinsero tali interpretazioni. Giovanni Calvino, Martin Lutero, e i Puritani vedevano la Chiesa come la vera continuazione del popolo di Dio e interpretavano la profezia in modo cristologico, non nazionale.
Il dispensazionalismo guadagnò terreno non attraverso una riforma dottrinale, ma tramite una Bibbia di studio. Nel 1909, Cyrus I. Scofield pubblicò la Scofield Reference Bible, che inseriva note dispensazionaliste direttamente nel testo biblico. Questa Bibbia fu ampiamente diffusa nelle chiese e nei collegi biblici americani e, per molti credenti, le note a piè di pagina finirono per influenzare la teologia più della Scrittura stessa.
Ma la Scrittura non sostiene un piano diviso. Paolo afferma esplicitamente in Efesini 2:14 che Cristo ha abbattuto il muro di separazione tra Giudeo e Gentile, facendo dei due un solo uomo nuovo in Sé. Romani 11 parla di un solo ulivo, non di due. I Gentili sono innestati nello stesso albero, non piantati accanto ad esso. Galati 3:16 è chiaro: le promesse furono fatte ad Abraamo e alla sua discendenza, non alle discendenze, e quella discendenza è Cristo. Galati 3:28-29 dichiara poi che in Cristo non c’è né Giudeo né Greco, ma tutti coloro che gli appartengono sono discendenza di Abraamo ed eredi secondo la promessa.
I dispensazionalisti citano spesso Apocalisse 20 per sostenere un regno letterale di 1000 anni di Cristo, ma da nessuna parte il capitolo afferma che Cristo regni sulla terra durante quel periodo. L’Apocalisse è letteratura apocalittica, ricca di simboli, e deve essere interpretata in armonia con i testi più chiari. Ebrei 10:14 confuta l’idea di futuri sacrifici animali, insegnando che con un’unica offerta Cristo ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati.
Inoltre, l’idea che Dio ritorni alle ombre, come il sistema levitico, dopo che Cristo ha adempiuto la realtà (come si vede in Colossesi 2:17), è una negazione della finalità della croce. Se Cristo è il sacrificio definitivo e il velo è stato squarciato in Matteo 27:51, allora nessun ritorno alle offerte animali è possibile senza rigettare la Sua opera compiuta.
Il dispensazionalismo può essersi ripresentato con diagrammi e cronologie profetiche, ma il suo errore fondamentale rimane: divide ciò che Dio ha unito. Esiste un solo piano redentivo, un solo vangelo, un solo popolo di Dio e un solo Salvatore che è il compimento di ogni promessa. Come dice Paolo in 2 Corinzi 1:20, tutte le promesse di Dio trovano il loro “Sì” in Lui.
La Chiesa deve recuperare un’escatologia biblica radicata nella teologia del patto, non nelle invenzioni del XIX secolo. Il vangelo non è stato affidato a Scofield o a Darby, ma agli apostoli. Torniamo dunque alle Scritture e rimaniamo in esse.
Da continuare…
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