IL PERICOLO DI UN CRISTIANESIMO EFFEMINATO
Di Horatius Bonar (1808–1889). Teologo e stimato pastore presbiteriano scozzese.
Poiché vi è un certo pericolo di cadere in un cristianesimo morbido ed effeminato, sotto il pretesto di una teologia elevata ed eterea. Il cristianesimo è nato per la perseveranza… Cammina con passo fermo e portamento eretto; è benevolo, ma saldo; è mite, ma onesto; è calmo, ma non arrendevole; disponibile, ma non debole; deciso, ma non scortese. Non teme di pronunciare parole severe di condanna contro l’errore, né di alzare la propria voce contro i mali circostanti, con il pretesto di non essere di questo mondo.
Non si sottrae dal dare una correzione sincera per timore di essere accusato di avere uno spirito non cristiano. Chiama il peccato “peccato”, in chiunque si trovi, e preferisce rischiare l’accusa di essere mosso da uno spirito cattivo piuttosto che trascurare un dovere esplicito. Non giudichiamo male le parole forti usate in una controversia onesta. Dal calore può uscire una vipera; ma noi la scacciamo e non ne riceviamo alcun danno.
La religione sia dell’Antico che del Nuovo Testamento è contrassegnata da testimonianze ferventi e dichiarate contro il male. Parlare con parole lusinghiere in tali casi può essere sentimentalismo, ma non è cristianesimo. È un tradimento della causa della verità e della giustizia. Se qualcuno deve essere franco, virile, onesto, gioioso (non dico brusco o maleducato, perché un cristiano deve essere cortese e gentile), è colui che ha gustato che il Signore è buono, e che attende e affretta la venuta del giorno di Dio.
So che la carità copre una moltitudine di peccati; ma non chiama il male bene solo perché un uomo buono lo ha fatto; non giustifica le incoerenze solo perché il fratello incoerente ha un grande nome e uno spirito fervente. La stortura e la mondanità restano tali, anche quando si manifestano in qualcuno che sembra aver raggiunto un livello non comune di maturità.