Copricapi nel Culto?

Copricapi

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Copricapi nel Culto?

Predicato nel Giorno del Signore, 18 marzo 2018
dal Pastore Michael Ives, della
Chiesa Presbiteriana Riformata di Rhode Island

Tradotto da PurelyPresbyterian

 

Parte della pratica che il nostro Presbiterio ha adottato è che, nel culto pubblico di Dio, le donne abbiano il capo coperto. Il passo al quale, naturalmente, ci rivolgiamo è uno che non è esattamente facile da comprendere. Io stesso, per molti anni, l’ho letto e ho lottato con esso. Ma penso davvero che la posizione alla quale siamo giunti come presbiterio sia quella giusta, per quanto riteniamo che Dio ci abbia dato luce. E vorremmo presentarla davanti a voi umilmente, perché la consideriate in preghiera. Non la proponiamo come un “termine di comunione”, cioè come un requisito per essere membri in buona posizione nella chiesa. Non abbiamo ritenuto opportuno spingerci così lontano, poiché riconosciamo anche che si tratta di un passo difficile. E molti altri credenti devoti nel Signore Gesù Cristo hanno visto le cose diversamente da noi. Tuttavia, esponiamo questa posizione.

Ora, il modo in cui procederemo sarà, anzitutto, semplicemente quello di leggere il passo in 1 Corinzi 11 con alcuni commenti, notando la struttura dell’argomentazione che l’Apostolo delinea; poi concluderemo rispondendo a diverse obiezioni. La tesi qui è che, nel culto pubblico di Dio, le donne dovrebbero adorare Dio con il capo coperto.

 

1 – Il passo considerato.

“Ora, fratelli, io vi lodo, perché vi ricordate di me in ogni cosa, e ritenete gli ordinamenti come ve li ho dati.” (1 Cor. 11:2).

È sempre una buona cosa incoraggiare le persone quando stanno facendo bene. Ma ora egli si rivolge a un ambito nel quale esse hanno bisogno di una certa guida, persino di correzione.

 

Argomento dall’autorità.

Nei versetti 3-6 egli espone un argomento dall’autorità. “Ma io voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo; e il capo della donna è l’uomo; e il capo di Cristo è Dio.” (v. 3).

La congiunzione “ma” qui ci indica una questione. Sebbene abbiate fatto molte cose degne di lode, egli dice ai Corinzi, c’è una questione di cui dobbiamo parlare. Egli comincia parlando della relazione tra uomini e donne e il Signore Gesù Cristo. Sta ponendo un fondamento teologico: la dottrina precede la pratica. La relazione in particolare di cui parla, la relazione tra mariti e mogli, o tra uomini e donne: il capo della donna è l’uomo, e il capo di Cristo è Dio. Vi è un’autorità del maschio come capo, un’autorità sulla donna. Questa autorità non è assoluta, ma è sotto il Signore Gesù Cristo; ogni uomo risponde a Gesù, ma egli ha comunque un’autorità su sua moglie.

“Ogni uomo che prega o profetizza, avendo il capo coperto, disonora il suo capo. Ma ogni donna che prega o profetizza col capo scoperto disonora il suo capo: perché è proprio come se fosse rasa.” (vv. 4-5).

Ecco dunque il problema: non vi è un riflesso esteriore di questa realtà, cioè che il capo della donna è l’uomo e il capo di Cristo è Dio. E questo si può vedere nella congregazione nel fatto che le donne non si coprono il capo. Qualunque cosa le abbia motivate a fare ciò, questa è una questione che va contro quella struttura di autorità che Dio ha ordinato.

Tommaso d’Aquino scrive che “un velo posto sul capo designa il potere di un altro sul capo di una persona esistente nell’ordine della natura. Perciò, l’uomo esistente sotto Dio non deve avere una copertura sul capo, per mostrare che è immediatamente soggetto a Dio; ma la donna deve portare una copertura, per mostrare che, oltre a Dio, è naturalmente soggetta a un altro” (com. 1 Cor. 11:4-5, trad. Fabian Larcher). Questo va contro il modo di pensare della nostra società. Il modo di pensare è che nella relazione matrimoniale vi sia un’uguaglianza assoluta. Ora, vi è uguaglianza nel senso dell’umanità, ma nondimeno vi è una differenza di ruoli e responsabilità, e vi è un’autorità dell’uomo sulla donna come Dio l’ha ordinata.

Che cosa si intende esattamente con “pregare o profetizzare”? Significa questo che le donne pregavano o profetizzavano nella chiesa? Ci arriveremo tra un momento.

“Perché, se la donna non si copre, si faccia anche tosare; ma se è vergogna per una donna essere tosata o rasa, si copra.” (v. 6).

Ecco la conseguenza. Paolo sta dicendo che ella deve essere coperta — se ciò che sto dicendo è vero. Se vi è un ordine di autorità. Se la moglie deve essere soggetta al marito nel Signore in tutte le cose lecite, allora la conseguenza è questa: che ella lo mostri nell’assemblea pubblica con il capo coperto. A meno che non voglia essere tosata o rasa, il che, naturalmente, è impensabile.

 

Argomento dalla creazione.

Paolo continua nei versetti 7-9 con un argomento dalla creazione. “Poiché l’uomo non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo. Poiché l’uomo non è dalla donna, ma la donna dall’uomo. E neppure l’uomo fu creato per la donna; ma la donna per l’uomo.”

L’Apostolo — per sostenere questa particolare pratica che i Corinzi avevano messo da parte — sta ampliando e spiegando ulteriormente questo ordine di autorità, e sostiene ancora di più il suo argomento indicando la storia della creazione. Ricordate il racconto. Dio fece l’umanità con due generi, maschio e femmina. Ora, li creò entrambi simultaneamente? No. Creò prima l’uomo, il genere stesso del maschio per primo. E guardò e vide che non era bene che l’uomo fosse solo; così fece cadere Adamo in un sonno profondo, gli aprì il fianco, tolse una costola, e da essa modellò e formò una donna. Risvegliò Adamo e presentò la donna all’uomo, affinché ella fosse un aiuto per lui. Così vedete che l’Apostolo Paolo sta di nuovo esponendo le distinzioni di genere a partire dallo stesso ordine della creazione. L’uomo non fu creato per la donna, ma la donna fu creata per l’uomo.

 

Argomento dagli angeli.

Ora vi è un argomento dagli angeli. “Per questa cagione la donna deve avere potestà sul capo, a motivo degli angeli.” (v. 10).

Alcuni pensano che qui gli angeli possano riferirsi ai ministri, come Apocalisse capitoli 2-3 e vari altri passi potrebbero suggerire. Allora la lettura qui significherebbe che, affinché i ministri non siano offesi da questa indecenza, le donne siano coperte. Ma penso che sia più naturale intendere gli angeli come quegli esseri spirituali che sono presenti in modo speciale nell’assemblea radunata. L’Apostolo Pietro dice che gli angeli desiderano riguardare addentro nelle cose che concernono la salvezza degli esseri umani (1 Piet. 1:12). E così ciò che Paolo direbbe in questo caso è che l’indecenza della donna che non porta un copricapo sarebbe motivo di tristezza per questi esseri santi. Crisostomo scrive:

“Gli angeli sono presenti qui. Aprite gli occhi della fede e contemplate questo spettacolo. Perché, se l’aria stessa è piena di angeli, quanto più lo è la Chiesa? …Udite l’Apostolo che insegna questo, quando ordina alle donne di coprirsi il capo con un velo a motivo della presenza degli angeli, affinché non siano rattristati dall’indecenza coloro che sono esseri più grandi e più elevati.”

 

Una precisazione.

Poi, nei versetti 11-12, vi è una precisazione, affinché la donna non sia scoraggiata pensando che Paolo stia in qualche modo insegnando che le donne siano assolutamente inferiori agli uomini, le mogli ai loro mariti. Egli indica che, in un altro senso, vi è una grande uguaglianza.

“Nel Signore, però, né l’uomo è senza la donna, né la donna senza l’uomo.” (v. 11).

Hanno bisogno l’uno dell’altra! Si completano a vicenda. Affinché l’uomo non pensi: ah! Dio ha creato me per primo e tu sei stata creata per servirmi! Paolo direbbe a quell’uomo: tu hai bisogno della donna! Avete bisogno l’uno dell’altra. Non potete fare a meno l’uno dell’altra. E poi prosegue dicendo:

“Perché, come la donna è dall’uomo, così anche l’uomo è per mezzo della donna; ma ogni cosa è da Dio.” (v. 12).

Ogni uomo dopo Adamo è “per mezzo della donna”. Nessuno di noi uomini è venuto in questo mondo se non per mezzo del grembo di nostra madre. Dunque Paolo qui non è un maschilista; non disprezza affatto le donne.

 

Argomento dalla natura.

Poi vi è un argomento dalla natura. “Giudicate da voi stessi: è cosa conveniente” oppure è appropriato o decoroso “che una donna preghi Dio col capo scoperto? La natura stessa non vi insegna che, se l’uomo porta la chioma lunga, ciò è per lui un disonore? Ma se la donna porta la chioma lunga, ciò è per lei una gloria; poiché la chioma le è data per copertura.” (vv. 13-15). Ora Paolo sfida i Corinzi riguardo a questa questione del fare ciò che è decoroso nel culto della chiesa.

 

Che cosa significa “pregare o profetizzare”?

A questo punto possiamo anche parlare dell’espressione “pregare o profetizzare”, poiché Paolo la introduce di nuovo nel versetto 13. È appropriato che una donna preghi Dio col capo scoperto?

Questo “pregare o profetizzare” da parte delle donne non può significare che le donne potessero esercitare queste funzioni nella chiesa, perché queste funzioni implicano autorità. Lo sappiamo perché solo due capitoli più avanti leggiamo: “Le vostre donne tacciano nelle chiese; perché non è loro permesso di parlare, ma devono essere sottoposte, come dice anche la legge. E se vogliono imparare qualche cosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è cosa vergognosa per le donne parlare nella chiesa.” (1 Cor. 14:34-35). Dunque, qualunque cosa significhi il pregare o profetizzare delle donne, certamente non può significare che, all’interno della chiesa, a queste donne siano affidati, o sia permesso di avere, certi ruoli ufficiali di insegnamento. Questo è anche contrario alla pratica di molte altre chiese all’interno della Cristianità. Non è appropriato che una donna insegni, come Paolo dice altrove, né che eserciti autorità sull’uomo (1 Tim. 2:12). Va contro natura. Va contro l’autorità che Dio ha ordinato.

Questo non svilisce la donna, perché la donna è creata con la massima dignità. E in Cristo vi è un’uguaglianza assoluta: “non c’è né maschio né femmina: perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal. 3:28; cfr. Col. 3:11).

Gli uomini, d’altra parte, possono profetizzare o pregare nella chiesa, ma quando lo fanno non devono essere coperti, secondo il versetto 4. Il professor John Murray lo intende così: “Se le donne vogliono pregare o profetizzare pubblicamente, tanto varrebbe che si togliessero i copricapi, perché questo non è altro che il rifiuto del segno di sottomissione.” (The Use of Head Coverings in the Worship of God).

L’Apostolo sostiene tutto questo indicando la natura. “La natura stessa non vi insegna…?” Egli passa dalla rivelazione speciale alla rivelazione generale e indica specificamente la differenza generale tra i capelli che uomini e donne portano. Vi è naturalmente una distinzione dei sessi. Gli uomini tendono ad avere i capelli più corti, le donne tendono ad avere i capelli più lunghi. E questo sostiene, dalla natura, l’argomento che egli sta facendo.

 

Argomento dalla Chiesa.

Infine, l’argomento dalla Chiesa. “Ma se alcuno sembra essere contenzioso, noi non abbiamo tale usanza, né le chiese di Dio.” (v. 16).

Si ritiene che ciò che qui si intenda sia che l’Apostolo Paolo stia riprendendo l’autosufficienza e lo spirito litigioso dei Corinzi. Cioè, se volete ancora combattere, dovete rendervi conto che siete soli. La pratica universale delle chiese sta contro di voi. Le nostre donne non gettano via i loro copricapi, tanto meno pregano o profetizzano nel culto comunitario.

 

 

2 – Risposta alle obiezioni.

Ora affrontiamo diverse obiezioni. Bisogna ammettere che questo è un passo difficile, e una questione sulla quale non tutti i cristiani concordano. Perciò vogliamo trattare le obiezioni che sono sorte, e che potrebbero sorgere, in modo che onori Dio e sia caritatevole.

 

Obiezione 1. I copricapi erano culturali.

La prima obiezione che si potrebbe sollevare è che questa usanza, secondo cui le donne avevano il capo coperto nel culto pubblico di Dio, apparteneva alla cultura di quel tempo e quindi oggi non ci obbliga. Il copricapo, dunque, era una questione culturale. Ora, vi sono chiaramente alcune pratiche culturali molto distinte nelle chiese del Nuovo Testamento che non credo nessuno di noi penserebbe di dover praticare. Per esempio, salutarsi gli uni gli altri “con un santo bacio” alla fine di diverse epistole del Nuovo Testamento (Rom. 16:16; 1 Cor. 16:20; 2 Cor. 13:12; 1 Tess. 5:26). Vi sono alcuni che forse lo fanno ancora, ma per molti Europei del Nord non è necessariamente qualcosa verso cui saremmo naturalmente inclinati. In alcune culture si fa, ma non suggeriremmo necessariamente che sia una legge alla quale tutti dobbiamo attenerci. È un riflesso dell’amore che si esprime nel mondo mediterraneo con un santo bacio. Dunque, il fatto che le donne portino il copricapo rientra nella stessa categoria del santo bacio? È una domanda naturale, perciò vogliamo essere sensibili ad essa.

Risposta.

1. Risponderemmo chiedendo: perché l’Apostolo, avendo una visione a lungo termine per la Chiesa, dovrebbe discutere su costumi indifferenti? Questi sono quattordici versetti che abbiamo appena letto in una lettera piena di molte dottrine e istruzioni. Perché l’Apostolo dovrebbe essere così profondamente preoccupato di qualcosa che in realtà è semplicemente indifferente? Io dico in un modo, tu dici in un altro. Non ha davvero importanza. Ma ha più senso leggere un passo così esteso e dettagliato come espressione di qualcosa di normativo per la Chiesa in ogni epoca.

2. Potremmo anche chiedere: perché l’Apostolo dovrebbe attribuire un tale peso teologico per provare il suo punto? Quattordici versetti, ed egli entra in questioni teologiche molto profonde: Dio, Cristo, la relazione tra uomo e donna, gli angeli, ecc. Fa forse questo genere di cosa con il santo bacio? Dice forse: “Ora, fratelli, io vi lodo, perché vi ricordate di me in ogni cosa, e ritenete gli ordinamenti come ve li ho dati”… ma dovreste davvero riprendere la pratica del santo bacio, ed ecco perché… e lasciate che vi dia questa ragione teologica, e quella ragione teologica, ecc.? Semplicemente non avrebbe senso.

3. Inoltre, perché includerebbe questo — se fosse meramente culturale — in una sezione nella quale sta correggendo abusi nel culto e sta mettendo in ordine le questioni per la futura pratica del popolo di Dio? Subito dopo questo passo viene la sezione nella quale egli corregge i loro abusi riguardo alla Cena del Signore. Perché sentiamo la necessità di ricorrere a un argomento culturale, quando l’argomento, così come lo abbiamo presentato, sembra avere senso?

 

Obiezione 2. Il copricapo è semplicemente una tradizione, non un ordinamento divino.

Un’altra obiezione deriva dal modo di intendere l’uso che Paolo fa della parola “ordinamenti” (παραδόσεις) nel versetto 2. Tecnicamente, nell’originale, la parola potrebbe anche essere tradotta “tradizioni”. Si potrebbe leggere: “Ora, fratelli, io vi lodo, perché vi ricordate di me in ogni cosa, e ritenete le tradizioni come ve le ho date.” Dunque, non è forse soltanto una tradizione, implicando che la tradizione sia relativa? Avete ogni sorta di tradizioni diverse. Quando tornate a casa, probabilmente avete certe tradizioni riguardo a ciò che mangerete o farete, o a chi chiamerete. Oppure, quando vi riunite per il Giorno del Ringraziamento, avete certe tradizioni. Sono cose belle, ma non le rendereste assolute. Non direste che tutti devono conformarsi al modo in cui io le faccio.

Risposta.

1. Ammettiamo che vi sono davvero tradizioni degli uomini che non ci vincolano. E confidiamo che saremmo abbastanza umili, se mai vi fosse una pratica o una tradizione che osserviamo e che voi non ritenete biblica, e se veniste da noi con rispetto e ce la presentaste, da prendere seriamente la questione. Perché non vogliamo fare cose nella chiesa di Dio semplicemente perché è qualcosa che abbiamo sempre fatto e che ci piace. Così avviene in troppe chiese. Le persone non hanno una ragione biblica per cui fanno questo o quello; è semplicemente qualcosa che abbiamo sempre fatto e che ci piace, e ne siamo piuttosto affezionati. Perciò non toglietecelo!

2. Ma, mentre vi sono tradizioni degli uomini che non hanno autorità su di noi, vi sono anche tradizioni divine. 2 Tessalonicesi 2:15 usa la stessa parola: “Perciò, fratelli, state saldi, e ritenete le tradizioni che avete ricevute per insegnamento, sia per parola, sia per nostra epistola.” Tenetevi stretti ad esse!

3. Egli loda anche i Corinzi perché le osservano: “Ora, fratelli, io vi lodo…” (v. 2). Se lodate qualcuno, lo fate perché sta facendo bene. Sta lavorando con impegno, deve essere commendato. Egli usa l’espressione “come ve li ho dati”. Se questa obiezione fosse corretta, sarebbe come se io vi lodassi perché vi tenete stretti il poliestere e i pantaloni a zampa d’elefante. Ma non dovrei né lodarvi né rimproverarvi per le vostre scelte di moda, poiché sono del tutto indifferenti. Egli usa anche la stessa formula più avanti riguardo alla Cena del Signore: “Poiché io ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso” (v. 23), ma in quel caso non può lodarli, perché non avevano fedelmente mantenuto le tradizioni che l’Apostolo Paolo aveva dato loro (v. 22). Dunque non possiamo rendere i copricapi una cosa relativa e culturale leggendo troppo nella parola “ordinamenti” o “tradizioni”.

 

Obiezione 3. Il principio dell’autorità del capo è ciò che conta, non i copricapi.

Poi qualcuno potrebbe obiettare dicendo: noi non stiamo rigettando i principi dell’autorità del capo; piuttosto, stiamo dicendo che dovremmo mantenere i principi e seguire le usanze proprie della nostra cultura che meglio onorano quei principi. Detto in un altro modo: “Condividiamo gli stessi principi che avete voi; non siamo come il mondo egualitario, che dice che non vi è alcuna differenza tra i sessi e che non esiste, o non dovrebbe esistere, una cosa come la donna che si sottomette a suo marito. Questo è ciò che dice la nostra cultura. È una cultura che è stata influenzata non dalla Parola di Dio, ma dal femminismo. Condividiamo questi principi con voi, ma diremmo semplicemente che esprimeremmo e manterremmo quei principi in una forma culturale diversa dal portare il copricapo.”

Risposta.

1. Ammetteremmo che vi possono essere aspetti dei copricapi che chiameremmo “positivi”. Cioè, non sono né giusti né sbagliati in sé stessi. Se andate a una riunione di chiesa in Iraq, vedrete donne che portano certi tipi di copricapi piuttosto diversi dai copricapi delle donne in Sudan. Personalmente, preferisco che mia moglie porti un cappello femminile con tesa, perché negli Stati Uniti suscita meno perplessità di quanto farebbero altri tipi.

2. Ma quale sarebbe quella usanza, secondo la visione alternativa, che non comporterebbe il venire al culto con il capo scoperto — proprio la cosa contro la quale Paolo sembra argomentare? Se uno dice che i capelli lunghi della donna servono da copricapo, allora questo è un argomento del tutto diverso, che ora affronteremo.

 

Obiezione 4. I capelli lunghi della donna sono il suo copricapo.

Questa obiezione afferma che l’usanza, in realtà, non fu mai la pratica della chiesa antica di portare un copricapo artificiale, ma piuttosto che le donne dovevano mantenere i capelli lunghi. Dunque, quella copertura in 1 Corinzi 11 sarebbe costituita dai capelli lunghi della donna. A prima vista, potrebbe sembrare che una lettura dei versetti 14 e 15 sostenga proprio questa posizione. Leggiamolo di nuovo: “La natura stessa non vi insegna che, se l’uomo porta la chioma lunga, ciò è per lui un disonore? Ma se la donna porta la chioma lunga, ciò è per lei una gloria; poiché la chioma le è data per copertura.” Suppongo che, leggendo questo passo con gli occhi del XX e XXI secolo, ciò possa sembrare sensato.

Risposta.

1. Perché allora Paolo introduce la questione della lunghezza dei capelli come argomento di sostegno? Questo è ciò che sta facendo. Egli ha detto prima che, sulla base di queste considerazioni — la relazione tra maschio e femmina, tra Dio e Cristo, e a motivo degli angeli e dell’ordine della creazione — la donna abbia il capo coperto. Ed ecco un altro argomento che sostiene tutto ciò che ho appena detto: guardate la natura, guardate come Dio ha fatto gli uomini e guardate come le società generalmente seguono questo modello. Gli uomini hanno i capelli corti, le donne hanno capelli relativamente più lunghi. Un argomento di sostegno è distinto dall’argomento stesso. Non si sostiene ciò che si sta cercando di provare con la stessa cosa che si sta cercando di provare. Piuttosto, Paolo sta provando che le donne devono coprirsi il capo nel culto pubblico con qualche tipo di copertura di stoffa, e sostiene questo indicando la testimonianza della natura riguardo alla distinzione che esiste tra uomini e donne nella lunghezza dei loro capelli.

2. Ma una risposta ancora più convincente può essere tratta dal versetto 6. “Perché, se la donna non si copre, si faccia anche tosare; ma se è vergogna per una donna essere tosata o rasa, si copra.” Se la copertura del versetto 15 — i capelli lunghi della donna — è esattamente la stessa cosa del copricapo di cui egli ha parlato prima, allora il versetto 6 non ha senso. È ridondante. Sarebbe come dire: “se ha i capelli corti, allora abbia i capelli corti”. Oppure: “se è stata rasa, allora sia rasa”. Semplicemente non avrebbe senso. Ma il versetto 6 ha perfettamente senso se lo leggiamo nel modo che abbiamo adottato, cioè: “se una donna non vuole coprirsi il capo, allora tanto vale che sia tosata. Ma se è vergogna per una donna essere tosata o rasa, allora si copra il capo.”

 

Obiezione 5. Le donne dovrebbero portare sempre un copricapo.

Infine, le donne non dovrebbero allora avere sempre il capo coperto?

Risposta.

1. Nel contesto, questo passo sembra riferirsi al raduno pubblico del popolo di Dio. Egli ha parlato di pregare e profetizzare. Non è appropriato che un uomo preghi e profetizzi con il capo coperto. E Paolo parla del profetizzare nella chiesa in 1 Cor. 14:4: “Chi parla in lingua sconosciuta edifica sé stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa.” Anche i versetti 2 e 17 sono molto simili e sembrano collegare i due passi. “Ora, fratelli, io vi lodo, perché vi ricordate di me in ogni cosa, e ritenete gli ordinamenti come ve li ho dati.” (v. 2). “Ora, in questo che vi dichiaro, non vi lodo: perché vi radunate non per il meglio, ma per il peggio.” (v. 17). Questo sembra sostenere l’idea che ci si riferisca al raduno del popolo di Dio quando essi “si radunano” nel culto pubblico.

2. L’argomento di sostegno tratto dalla natura, i capelli lunghi della donna, sembra indicare il suo mandato limitato nei versetti 14-15. La “natura”, in un certo senso, è presentata come qualcosa “là fuori”, in un modo distinto da ciò che è “qui dentro”. “Quando vi radunate” nell’assemblea cristiana, entrate, se così si può dire, in una sfera di soprannatura. È qui, e non là fuori, che Gesù cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro; è qui, nella Chiesa, colonna e sostegno della verità, che dimoriamo nella stessa casa di Dio. Non dobbiamo confondere natura e soprannatura, il mondo e la chiesa; e si applicano regole diverse. Dobbiamo osservare la Cena del Signore, ma dobbiamo tenere distinti i pasti comuni e, di regola, relegarli alle nostre case (v. 22). Nondimeno, la natura sostiene la soprannatura. Portiamo la natura dentro la chiesa ogni volta che ci raduniamo; non lasciamo i nostri corpi alla porta insieme ai cappotti e agli ombrelli! Gli uomini entrano con i loro capelli corti e le donne con i loro capelli lunghi. Ma quando entrano in una sfera diversa e più elevata, si applica un’osservanza speciale. I santi sono qui, gli angeli sono qui; e, cosa ancora più grande, Gesù stesso è qui! E così le donne si coprono il capo. È un’osservanza unica, eppure è chiaramente radicata nella natura.

Detto tutto questo, se qualcuno è incerto e desidera portare un copricapo in ogni tempo, dentro e fuori dal culto, certamente non vi è alcun divieto.

 

Conclusione.

Voglio concludere con alcune citazioni. Abbiamo già menzionato l’opinione di Crisostomo e di Tommaso d’Aquino, ma lasciate che concluda con le opinioni di altri che, pur non essendo sullo stesso piano della Sacra Scrittura, nondimeno fanno eco alla sua testimonianza e la confermano, così come noi la comprendiamo.

Tertulliano, che fu uno dei grandi padri della chiesa, scrisse intorno al 200 d.C. un trattato chiamato “Sul velo delle vergini”. A quanto pare, il motivo per cui lo scrisse era che le vergini, cioè le donne non sposate, si toglievano il velo in chiesa e non pensavano di dover portare il copricapo perché non erano sposate. Tertulliano scrive: “Così lo intesero anche gli stessi Corinzi. Infatti, ancora oggi, i Corinzi velano le loro vergini. Ciò che gli apostoli insegnarono, i loro discepoli approvano.” Naturalmente, questo include le donne sposate, ma a questo punto la questione controversa riguardava le vergini. Dunque Tertulliano ci dice che nel 200 d.C., se foste andati nella chiesa di Corinto, le donne non sposate e le vergini avrebbero ancora avuto il capo coperto nel culto.

Agostino scrive più tardi: “non è conveniente nemmeno per le donne sposate scoprire i loro capelli, poiché l’Apostolo comanda alle donne di tenere il capo coperto” (Lettera 245, A Possidio).

Martin Lutero scrive:

“la moglie non è stata creata dalla testa, affinché non governi su suo marito, ma sia soggetta e obbediente a lui. Per questa ragione la moglie porta un copricapo, cioè il velo sul capo, come scrive San Paolo in 1 Corinzi, nell’undicesimo capitolo, che ella non è libera, ma è sotto l’obbedienza a suo marito.” (Un sermone sul matrimonio, 15 gennaio 1525).

 

R.C. Sproul scrive: “Il portare copricapi di stoffa nel culto fu universalmente la pratica delle donne cristiane fino al ventesimo secolo.” Per inciso, ricordo di aver parlato con mia madre alcuni anni fa, e mi disse che quando andava in chiesa da bambina, lei e sua sorella portavano cappelli in chiesa. E non era presbiteriana: era così in tutto il cristianesimo americano. “Che cosa è accaduto?” chiede Sproul. “Abbiamo forse improvvisamente scoperto qualche verità biblica alla quale i santi, per migliaia di anni, erano stati ciechi? Oppure le nostre vedute bibliche sulle donne sono state gradualmente erose dal moderno movimento femminista che si è infiltrato nella Chiesa di Gesù Cristo, la quale è ‘colonna e sostegno della verità’ (1 Tim. 3:15)?” Ora, questa è una buona domanda!

 

Esortazione.

Vi lascio con questa esortazione di Paolo: “giudicate da voi stessi” (v. 13); risolvete la questione nella vostra coscienza. Incoraggio anche voi, giovani donne, donne che portate cappelli, ad assicurarvi di farlo per le giuste ragioni. Ma siamo anche benevoli verso altri che potrebbero non concordare con noi, e vinciamo la giornata mediante la carità. Amen.Obj 3. The principle of headship matters, not head coverings.

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