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Contraccezione, parte 4: Onanismo
Tradotto da PurelyPresbyterian
Nel nostro ultimo articolo abbiamo visto che la sterilità e l’età avanzata non impediscono il matrimonio e che la sterilità o l’impotenza sopravvenute dopo il matrimonio non annullano il matrimonio. Inoltre, abbiamo esaminato le quattro ragioni lecite che la Scrittura presenta affinché le coppie sposate si astengano dai rapporti sessuali. L’astinenza non è di per sé un atto peccaminoso, ma può esserlo a seconda delle intenzioni che la motivano, il finis operantis (il fine di chi agisce). In questo articolo esamineremo atti che sono peccaminosi quanto al finis operis (il fine dell’atto), indipendentemente dalle pure intenzioni di chi agisce.
L’opposizione alla contraccezione è spesso percepita come una dottrina cattolico-romana, ma non lo è. A motivo della comprensione, da parte della Chiesa universale, degli scopi e dei doveri del matrimonio radicati nella creazione, e dell’esplicita proibizione degli atti e delle intenzioni peccaminose che combattono contro questi doveri e scopi del matrimonio, i cristiani di tutte le denominazioni furono unanimemente contrari all’uso della contraccezione fino al movimento femminista degli anni Trenta. Fino al 1930, tutte le denominazioni protestanti condannavano la contraccezione come peccaminosa. Alla Conferenza di Lambeth del 1930, la Chiesa anglicana, influenzata dalla crescente pressione sociale, votò per consentire la contraccezione in alcune circostanze. Fu la prima volta che un organismo protestante di qualsiasi tipo approvò formalmente la contraccezione. Poi, un anno dopo, negli Stati Uniti, il Federal Council of Churches of Christ (FCCC) approvò la contraccezione all’interno del matrimonio. È interessante notare che il quotidiano secolare Washington Post rispose il giorno seguente dicendo:
“Il rapporto della commissione, se messo in pratica, suonerebbe la campana a morto del matrimonio come istituzione santa, introducendo pratiche degradanti che incoraggerebbero un’immoralità indiscriminata. L’idea che l’uso dei contraccettivi legalizzati sarebbe ‘attento e moderato’ è assurda.”
Washington Post, Il Consiglio Federale delle Chiese di Cristo accetta il controllo delle nascite, 22 marzo 1931
Il principale passo che, fino a tempi recenti, era unanimemente inteso come proibizione della contraccezione è quello relativo a Onan.
Onanismo.
“Or Er, primogenito di Giuda, era malvagio agli occhi del Signore; e il Signore lo fece morire. E Giuda disse a Onan: Va’ dalla moglie di tuo fratello, sposala e suscita una progenie a tuo fratello. Ma Onan sapeva che la progenie non sarebbe stata sua; e avveniva che, quando andava dalla moglie di suo fratello, spargeva il seme in terra, per non dare progenie a suo fratello. E ciò che egli faceva dispiacque al Signore; perciò fece morire anche lui.” (Genesi 38:7-10)
Onan, agendo come parente-redentore (prima che fosse istituita la vera e propria legge cerimoniale; Deut. 25:5-10), aveva la responsabilità pattizia di procurare una discendenza alla moglie di suo fratello, ma fece tutto ciò che era in suo potere per non adempiere quella responsabilità. Peccò contro il decimo comandamento, in quanto invidiava suo fratello e non voleva concepire un figlio che non avrebbe portato il suo nome. Peccò contro il settimo comandamento, in quanto soddisfece i propri desideri con la donna in modo egoistico e adultero, non adempiendo la propria responsabilità verso di lei e verso suo fratello. Infine, peccò contro il sesto comandamento, in quanto impedì il concepimento di un figlio, che è lo scopo principale dei rapporti coniugali; il matrimonio leviratico costituiva una salvaguardia nel caso in cui la sterilità avesse impedito la nascita di figli nel primo matrimonio.
Onan peccò quanto al finis operantis (il fine di chi agisce), poiché le sue intenzioni erano malvagie, e anche quanto al finis operis (il fine dell’atto), perché l’atto del coito interrotto combatteva in modo innaturale contro uno scopo e un fine del rapporto sessuale: la procreazione. In questo senso, egli sostituì “l’uso naturale della donna” (Rom. 1:27) con un innaturale spargimento del proprio seme. Il suo caso è pertinente a tutte le coppie sposate, perché la Bibbia presuppone che la procreazione sia un risultato naturale e uno scopo fondamentale del matrimonio. Questa può sembrare un’interpretazione strana alla nostra mentalità moderna, che considera normale il controllo delle nascite ed è inondata di pornografia e immoralità sessuale, ma questo è ciò che i cristiani hanno creduto dalla Chiesa antica fino a tempi molto recenti. Vediamo come i cristiani hanno interpretato storicamente questo passo; ma prima riassumeremo l’argomento:
Premessa 1: Il matrimonio, l’amore coniugale e la convivenza sono un dovere del settimo comandamento per coloro che non hanno il dono della continenza (Gen. 1:28; 1 Cor. 7:2, 9; Prov. 5:19-20; 1 Piet. 3:7; Prov. 31:11, 27-28). (Catechismo Maggiore di Westminster, D. 138). Gli scopi del matrimonio sono tre (Confessione di Fede di Westminster 24.2): 1) il reciproco aiuto del marito e della moglie (Gen. 2:18); 2) l’accrescimento del genere umano/la procreazione (Gen. 1:28) e della Chiesa mediante una progenie santa (Mal. 2:15); 3) la prevenzione dell’impurità (1 Cor. 7:2 e 9).
Premessa 2: Qualsiasi atto contro uno qualsiasi degli scopi del matrimonio è necessariamente peccaminoso.
Conclusione: La contraccezione agisce contro lo scopo 2 ed è pertanto peccaminosa.
L’onanismo nella tradizione interpretativa protestante.
Le seguenti citazioni (e molte altre) furono raccolte da Charles Provan nel suo libro La Bibbia e il controllo delle nascite.
Le Annotazioni inglesi, talvolta conosciute come Annotazioni di Westminster, poiché furono preparate in parte da alcuni ex membri dell’Assemblea di Westminster, delineano questo triplice aggravamento dei peccati (contro il sesto, il settimo e il decimo comandamento):
“La lascivia di questo fatto era composta di concupiscenza, invidia e omicidio. La prima [la concupiscenza] appare nel fatto che egli vi si dedicò avventatamente; sembra che non aspettasse la notte, il tempo della riservatezza per un tale scopo, altrimenti sarebbe stato menzionato il letto così come il suolo. La seconda [l’invidia] è evidente dal testo: egli invidiava l’onore del fratello morto e perciò non voleva essere padre di alcun figlio che sarebbe stato considerato di suo fratello e non suo. La terza [l’omicidio] consiste nel fatto che vi è una virtù vitale seminale che perisce se il seme viene sparso; e fare ciò per impedire la generazione di un figlio vivente è il primo grado di omicidio che possa essere commesso, e quello immediatamente successivo consiste nel rovinare il concepimento dopo che è avvenuto e nel provocare l’aborto. Ora, tali atti sono segnalati nella Scrittura come crimini orribili perché, altrimenti, molti potrebbero commetterli senza conoscerne il male. Si ritiene che suo fratello Er, prima di lui, fosse suo fratello nel male anche sotto questo aspetto: entrambi soddisfacevano la propria sensualità contro l’ordine della natura, e perciò il Signore li stroncò entrambi allo stesso modo con una vendetta improvvisa. Ciò può essere di terrore per quegli Onaniti papisti che condannano il matrimonio e vivono nell’impurità sodomitica, e per coloro che, nel matrimonio, non si curano dell’aumento dei figli (che è l’uso principale dello stato coniugale), ma soltanto della soddisfazione della propria concupiscenza.” (Annotazioni di Westminster e Commentario sull’intera Bibbia [1657], su Gen. 38:9).
Allo stesso modo, gli ex delegati al Sinodo di Dordrecht riconobbero nel loro commentario le implicazioni del sesto comandamento nell’atto di Onan:
“…ciò equivaleva quasi a strappar fuori, in qualche modo, il frutto dal grembo della madre e distruggerlo.” (Annotazioni olandesi sull’intera Bibbia [1637], su Gen. 38:9)
Notate che dice “quasi… in qualche modo” e non afferma che il seme, da solo, sia un essere umano. Essi sapevano che erano necessari sia l’uomo sia la donna insieme per generare un essere umano. Lo spargimento del seme è una sorta di omicidio nel senso che è un peccato contro il sesto comandamento, non nel senso che sia letteralmente omicidio come l’aborto o un altro atto che toglie una vita umana. I commentari di Dordrecht e Westminster su questo passo devono essere intesi in questo senso.
Potremmo scegliere tra molti altri esempi. I teologi cristiani furono vigorosamente unanimi contro la contraccezione e l’onanismo, ma ne esamineremo ancora alcuni. Notate come essi non credessero che il seme stesso fosse un essere umano, ma piuttosto che impedire il concepimento fosse un peccato contro il sesto comandamento. Considerate inoltre come ritenessero che l’atto stesso fosse peccaminoso, e non soltanto le intenzioni di Onan.
Giovanni Calvino, nel suo commento a Genesi 38:
“Onan non soltanto defraudò suo fratello del diritto che gli era dovuto, ma preferì anche che il suo seme marcisse in terra. Lo spargimento volontario del seme al di fuori del rapporto tra uomo e donna è una cosa mostruosa. Ritirarsi deliberatamente dal coito affinché il seme cada a terra è doppiamente mostruoso. Poiché questo significa spegnere la speranza della stirpe e uccidere, prima che nasca, la discendenza sperata. Se una donna espelle dal proprio grembo un feto mediante farmaci, ciò è considerato un crimine inespiabile; e giustamente Onan attirò su di sé lo stesso genere di punizione, contaminando la terra con il proprio seme affinché Tamar non concepisse un futuro essere umano come abitante della terra.”
Questa citazione fu stranamente omessa dai commentari di Calvino alla fine del XIX secolo dalla Calvin Translation Society, per cui molti che altrimenti conoscono bene Calvino potrebbero non aver mai letto la sua opinione sull’onanismo. Nota 1 a p. 281: “Qui sono omesse una o due righe, come pure il commento al decimo versetto.” La Christian Classics Ethereal Library (CCEL) conserva i commenti mancanti (235 parole in inglese).
Martin Lutero, nel suo commento a Genesi 38:8-10:
“Onan doveva essere un furfante malizioso e incorreggibile. Questo è un peccato oltremodo vergognoso. È molto più atroce dell’incesto e dell’adulterio. Noi lo chiamiamo impudicizia, sì, un peccato sodomitico. Poiché Onan va da lei, vale a dire giace con lei e si accoppia, e quando giunge il momento dell’inseminazione sparge il seme, affinché la donna non concepisca. Certamente, in un simile momento si dovrebbe seguire l’ordine della natura stabilito da Dio nella procreazione. Di conseguenza, fu un crimine oltremodo vergognoso produrre il seme, eccitare la donna e frustrarla proprio in quel momento… Egli preferì contaminarsi con un peccato oltremodo vergognoso piuttosto che suscitare una discendenza a suo fratello.”
L’ugonotto francese Jean Mercier (1500-1562):
“È difficile comprendere ed esprimere in quale modo ciò avvenisse, perché è osceno, ma lo si immagina facilmente: poiché in quell’unione, quando giungeva il momento dell’emissione del seme, quel seme non veniva emesso nel luogo appropriato, cioè nel grembo della moglie, ma veniva sparso sulla terra; con il risultato che sia lei stessa sia il fratello defunto venivano privati della discendenza. Il peccato era del tutto contrario alla natura e a ogni decenza, ed era estraneo allo scopo del matrimonio; perciò fu giustamente punito da Dio. Da ciò i Giudei affermano che l’uomo che sparge avventatamente il proprio seme è pari a colui che è colpevole di omicidio.”
Il commentatore luterano Lucas Osiander (1534-1604):
“Ciò era una cosa abominevole e peggiore dell’adulterio. Poiché un simile atto malvagio lotta contro la natura, e coloro che lo compiono non erediteranno il Regno di Dio (1 Cor. 6:9-10). E quanto più santo è il matrimonio, tanto meno resteranno impuniti coloro che vi vivono in modo malvagio e sconveniente, tanto da praticare inoltre i propri atti privati di malvagità.”
Henry Ainsworth (1571-1622):
“Un atto crudele e quanto mai innaturale: spargere il seme che, mediante la benedizione di Dio, avrebbe dovuto servire alla propagazione dell’umanità e, in quest’uomo, alla propagazione del Figlio di Dio secondo la carne, nel quale tutte le nazioni della terra avrebbero dovuto essere benedette, Gen. 22:18. Ciò rese il peccato quanto mai empio e affrettò la rapida morte di Onan per mano di Dio.”
Il ministro luterano Johann Gerhard (1582-1637):
“La maggior parte dei commentatori ebrei e cristiani conclude [dalla grammatica] che il peccato di Er fosse dello stesso genere del peccato di Onan, che chiamano effeminatezza. Agostino, nel libro 22 di Contro Fausto, cap. 84, concluse che questo Er aveva peccato gravemente in tale colpa, perché quel peccato impedisce il concepimento e distrugge il feto nel proprio seme.
“Dio detesta e punisce gli atti vergognosi…. Il peccato di effeminatezza e lo spargimento volontario del seme sono contrari alla natura; questo, in sé, è paragonato dagli Ebrei all’omicidio. Tommaso [d’Aquino] sostiene che sia più grave dell’omicidio.”
Il passo di Agostino (354-430) citato da Gerhard è il seguente:
“E perché Paolo ha detto: ‘Se non riesce a contenersi, si sposi’? Certamente, per impedire che l’incontinenza lo costringa all’adulterio. Se dunque pratica la continenza, non si sposi né generi figli. Ma, se non riesce a contenersi, contragga un matrimonio legittimo, affinché non generi figli nella vergogna o eviti di avere discendenza mediante una forma ancora più degradata di rapporto sessuale. Vi sono alcune coppie legittimamente sposate che ricorrono a quest’ultima pratica, poiché il rapporto sessuale, anche con il proprio coniuge legittimo, può avvenire in modo illecito e vergognoso ogni volta che si evita il concepimento della discendenza. Onan, figlio di Giuda, fece proprio questo e il Signore lo fece morire per tale motivo. Pertanto, la procreazione dei figli è essa stessa lo scopo primario, naturale e legittimo del matrimonio. Ne consegue che coloro che si sposano a motivo della propria incapacità di rimanere continenti non devono moderare il proprio vizio in modo tale da escludere il bene del matrimonio, che è la procreazione dei figli.”
William Gouge parla dell’atto dell’onanismo come di un “difetto” e di un peccato contro il “dovere della dovuta benevolenza” [cioè i rapporti coniugali] (l’altro difetto menzionato è il rifiuto di concedersi all’altro); di questo dovere, uno dei “fini principali e preminenti” è “accrescere il mondo con una discendenza legittima”:
“Negare questo dovere quando viene giustamente richiesto significa negare un debito dovuto e dare a Satana un grande vantaggio. La punizione inflitta a Onan (Gen. 38:9-10) mostra quanto grande sia questo torto. Da tale punizione gli Ebrei deducono che questo peccato è una specie di omicidio. Esso è tanto più grave quando ne sono causa l’odio, l’ostinazione, la schizzinosità, il timore di avere troppi figli o qualsiasi altra considerazione simile.” (Dei doveri domestici, Secondo trattato, Parte II, Dei comuni e reciproci doveri tra marito e moglie, § 9).
Il conformista inglese Andrew Willet (1562-1621), nella sua Esapla sulla Genesi (1595):
“Era contrario all’ordine della natura, usando l’atto della generazione soltanto per il piacere e non per generare; era contro Dio, la cui istituzione egli violò; contro sua moglie, che privò del frutto del suo grembo; contro se stesso, impedendo la propria discendenza; contro l’umanità, che avrebbe dovuto essere accresciuta e propagata… questo peccato d’invidia [era] contro suo fratello, al quale avrebbe dovuto suscitare una discendenza.”
William Jenkyn (1612-1685):
“Questo peccato [cioè la fornicazione], se praticato con il proprio corpo, secondo l’opinione di alcuni, è chiamato ‘malakia’ e ‘akatharsia’, effeminatezza e impurità, per il quale Dio fece morire Onan, Gen. 38:9; 1 Cor. 6:9; Col. 3:5.” (Esposizione della Lettera di Giuda, p. 157).
Il teologo anglicano Jeremy Taylor (1613-1667):
“Regole per le persone sposate, o castità matrimoniale.
. . .
- Nell’esercizio delle loro libertà e concessioni, devono aver cura di osservare l’ordine della natura e i fini di Dio. ‘È un cattivo marito colui che usa sua moglie come un uomo tratta una prostituta’, non avendo altro fine che il piacere. A questo riguardo, la nostra regola migliore è che, sebbene in ciò, come nel mangiare e nel bere, vi sia un appetito da soddisfare, cosa che non può avvenire senza compiacere quel desiderio, tuttavia, poiché quel desiderio e quella soddisfazione furono destinati dalla natura ad altri fini, non dovrebbero mai essere separati da tali fini, ma sempre uniti a tutti o a uno di essi: ‘al desiderio di figli, o all’evitare la fornicazione, o all’alleviare e mitigare le preoccupazioni e le tristezze degli affari domestici, o al rendersi più cari l’uno all’altro’; ma mai con il proposito, né nell’atto né nel desiderio, di separare la sensualità da questi fini che la santificano. Onan separò il proprio atto dal suo giusto fine e regolò i suoi amplessi in modo tale che sua moglie non concepisse, e Dio lo punì.” (La regola e gli esercizi del santo vivere, p. 532).
Edward Elton (1637), nel suo commento a Colossesi 3:5, include l’onanismo tra gli altri peccati contro natura, come la sodomia e la bestialità:
“Ora, il secondo peccato qui nominato è l’impurità. Anche questo peccato è una violazione esteriore del Settimo Comandamento. E con esso dobbiamo intendere ogni effettiva contaminazione del corpo contro natura. Come quella dell’incesto con persone che rientrano nei gradi proibiti ed esposti in Lev. 18:6-18. E di altre contaminazioni ancora più contrarie alla natura: come quella commessa con un’altra specie [come con le bestie brute], espressamente proibita in Lev. 18:23; o quella commessa con il sesso che non è destinato a quell’uso naturale di cui si parla in Rom. 1:26-27 e che fu il peccato della sodomia; o quella che è quanto mai innaturale e che fu in parte il peccato di Onan (Gen. 38:9). Ora, queste contaminazioni del corpo sono peccati quanto mai turpi e gravi, poiché non sono soltanto contro la legge di Dio e contro la stessa luce della natura: esse sono comunemente punizioni di qualche altro peccato orribile e seguono sempre un cuore assai profano e morto. (Rom. 1:24).”
John Brown di Haddington (1722-1787), su Gen. 38:9:
“Il suo peccato fu estremamente grave, non soltanto perché procedeva dall’invidia per l’onore di suo fratello e dal disprezzo della progenie promessa, ma anche perché era di per sé orribile e contro natura. Solo al giudizio finale apparirà quanta colpa di questa natura sia stata commessa tra gli uomini e quanto terribilmente Dio l’abbia punita.” (Bibbia autointerpretante, vol. 1, p. 277).
Il commentatore metodista/arminiano Adam Clark (1762-1832):
“Il peccato dell’autocontaminazione, che generalmente si ritiene essere quello di Onan, è uno dei mali più distruttivi mai praticati dall’uomo decaduto. Sotto molti aspetti è molto peggiore della comune prostituzione e porta con sé conseguenze più terribili, sebbene sia praticato da persone che rabbrividirebbero al pensiero di un rapporto illecito con una prostituta…” (su Gen. 38:9).
I commentatori luterani del XIX secolo Keil e Delitzsch:
“Questo atto non tradiva soltanto una mancanza di affetto verso suo fratello, unita a una spregevole cupidigia per i suoi beni e la sua eredità, ma era anche un peccato contro l’istituzione divina del matrimonio e il suo scopo, e fu pertanto punito da Geova con una morte improvvisa.”
Il commentatore riformato Johann Peter Lange (1802-1884):
“Il peccato di Onan, una malvagità mortale, un esempio da tenere in abominio, in quanto condanna non soltanto i peccati segreti di autocontaminazione, ma anche tutte le offese simili nei rapporti sessuali e persino nel matrimonio stesso. L’impudicizia in generale è uno spreco omicida delle facoltà generative, una bestialità demoniaca, un oltraggio agli antenati, alla posterità e alla propria vita. È un crimine contro l’immagine di Dio e una degradazione al di sotto dell’animale. L’offesa di Onan, inoltre, essendo stata commessa nel matrimonio, fu una malvagità quanto mai contro natura e un grave torto.”
Dai verbali della Reformed Presbyterian Church del 1888:
“Crediamo che l’impurità, in tutte le sue forme contaminanti e degradanti, sia in aumento. Temiamo che molti membri della Chiesa impieghino mezzi per impedire la nascita di figli, usando il letto matrimoniale per soddisfare le proprie concupiscenze, distruggendo la propria vita e attirando su di sé l’ira di un Dio santo.”
Il pastore luterano John H. C. Fritz (1874-1953):
“Rapporto tra genitori e figli—due cose che un pastore dovrebbe imprimere nelle persone sposate: 1. che Dio benedica il loro matrimonio con figli; 2. che Dio ritiene i genitori responsabili dell’educazione cristiana dei loro figli. Un marito e una moglie dovrebbero, secondo la volontà di Dio, diventare padre e madre di figli. Uno degli scopi di Dio per il matrimonio è la propagazione del genere umano. Dio dice: ‘Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra’, Gen. 1:28; Sal. 127 e 128; Quarto Comandamento. Una donna ebrea sposata considerava un’afflizione essere senza figli, 1 Sam. 1:1-20. Gli Ebrei avevano famiglie numerose; così anche i nostri antenati tedeschi. Il sistema familiare con uno, due o tre figli è contrario alle Scritture; poiché l’uomo non ha il diritto di limitare arbitrariamente o definitivamente il numero della propria discendenza (controllo delle nascite), specialmente se ciò viene fatto con mezzi artificiali o contro natura. Gen. 1:28; Sal. 127:3-6; Sal. 128:3-4; Gen. 38:9-10. Restrizioni come circostanze incontrollabili, sterilità naturale o cattiva salute della moglie o del marito, che limitano il numero dei figli, costituiscono l’eccezione alla regola. Il parto è un processo sia naturale sia salutare, mentre qualsiasi interferenza con le funzioni naturali è dannosa.”
Franciscus Junius (1545-1602), redattore della Confessione Belga, definì l’atto di Onan:
“La più turpe impudenza, che non è neppure facile nominare fra i pagani, ma che un tempo fu praticata dagli Gnostici secondo la testimonianza di Epifanio.”
Junius cita poi due passi del padre della Chiesa antica Epifanio di Salamina (315-402):
“Ma, sebbene si accoppino, proibiscono la procreazione. La loro avida ricerca della seduzione mira al piacere, non alla procreazione, poiché il diavolo si prende gioco di persone simili e deride la creatura formata da Dio.”
“…la malvagità degli Gnostici. Sia che compiano il loro atto immondo con uomini o con donne, proibiscono comunque l’inseminazione, eliminando così la procreazione che Dio ha dato alle sue creature—come dice l’apostolo: ‘ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento’, e così via (Rom. 1:27).”
I commenti di Matthew Poole su Genesi 38:9 sono i seguenti:
“Qui vengono notate due cose:
“1. Il peccato stesso, che qui è descritto in modo particolare dallo Spirito Santo, affinché gli uomini siano istruiti riguardo alla natura e alla grande malvagità di questo peccato di autocontaminazione, che è tale da attirare su chi lo commette la straordinaria vendetta di Dio e che è condannato non soltanto dalla Scrittura, ma persino dalla luce della natura e dal giudizio dei pagani, i quali lo hanno espressamente censurato come un grande peccato e una specie di omicidio. A questo riguardo si veda la mia Sinossi latina [nella quale Poole cita il poeta romano Marziale]. Da ciò possiamo comprendere sufficientemente quanto sia malvagia e abominevole una simile pratica fra i cristiani e alla luce del vangelo, che ci impone obblighi maggiori e più rigorosi alla purezza e proibisce severamente ogni contaminazione sia della carne sia dello spirito.
“2. La causa di questa malvagità, che sembra essere stata o l’odio verso suo fratello o l’invidia per il nome e l’onore di suo fratello, scaturita dall’orgoglio del proprio cuore.”
Anche il puritano del New England Cotton Mather si riferisce all’onanismo come ad “autocontaminazione”:
“È tempo che io vi dica che il crimine contro il quale vi metto in guardia è quell’autocontaminazione che, dal nome dell’unica persona che nella nostra Sacra Bibbia rimane per sempre stigmatizzata per essa, porta il nome di ONANISMO.” (Il Nazireo puro [1723]).
I rabbini interpretarono la trasgressione di Onan come contraccezione mediante coito interrotto. Con un eufemismo illustrativo, il commentatore ebreo Rashi chiama questo “trebbiare dentro, ventilare fuori”. Essi credevano che ciò che Onan aveva fatto fosse uno spreco, ma che la punizione dovesse essere lasciata a Dio.
Brian Harrison spiega che “i commentatori ebrei classici—che conoscevano la lingua, i costumi, la legge e i generi letterari biblici ebraici—videro certamente in questo passo della Scrittura una condanna della contraccezione, dei rapporti contro natura e della masturbazione in quanto tali. Un tipico commentario ebraico tradizionale si esprime così”:
“[Onan] abusò degli organi che Dio gli aveva dato per propagare la stirpe, al fine di soddisfare in modo innaturale la propria concupiscenza, e perciò meritava la morte.” (Bereshis: Genesi—Una nuova traduzione con un commentario autorizzato tratto da fonti talmudiche, midrashiche e rabbiniche, Brooklyn: Mesorah Publications, 1980, vol. 5, p. 1677).
Clemente di Alessandria (150-215) dice che Onan “infranse la legge del coito” e prosegue spiegando:
“A motivo della sua istituzione divina per la propagazione dell’uomo, il seme non deve essere emesso invano, né danneggiato, né sprecato. Avere rapporti sessuali per uno scopo diverso dalla procreazione dei figli significa recare offesa alla natura.” (L’Istruttore dei bambini, 191).
Giovanni Crisostomo (347-407):
“Perché semini là dove il campo è desideroso di distruggere il frutto, dove vi sono farmaci di sterilità [contraccettivi orali], dove vi è omicidio prima della nascita? Che dunque? Condanni il dono di Dio e combatti contro le sue leggi? Eppure una tale turpitudine. La questione sembra ancora indifferente a molti uomini, persino a molti uomini che hanno moglie. In questa indifferenza degli uomini sposati vi è una sozzura malvagia ancora maggiore; poiché allora si preparano veleni non contro il grembo di una prostituta, ma contro la tua moglie offesa. Contro di lei sono rivolti questi innumerevoli artifici.” (Omelia 24 sulla Lettera ai Romani, PG 60, pp. 626-627).
Giovanni IV Nesteutes, patriarca di Costantinopoli nel VI secolo, afferma:
“Se qualcuno, per soddisfare la propria concupiscenza o per odio deliberato, fa qualcosa a un uomo o a una donna affinché da lui o da lei non nascano figli, oppure dà loro da bere [un farmaco], affinché lui non possa generare o lei concepire, sia considerato come omicidio.” (Penitenziale, PG 88:1924A).
Primo Concilio di Nicea, Primo Canone (325 d.C.):
“Se qualcuno, durante una malattia, ha subito un intervento chirurgico per mano dei medici o è stato castrato dai barbari, rimanga tra il clero. Ma se qualcuno, essendo in buona salute, si è castrato da sé, se è annoverato tra il clero deve essere sospeso, e in futuro nessun uomo simile deve essere promosso. Ma, poiché è evidente che ciò si riferisce a coloro che sono responsabili della propria condizione e presumono di castrarsi da sé, così anche, se alcuni sono stati resi eunuchi dai barbari o dai loro padroni ma sono stati trovati degni, il canone ammette tali uomini nel clero (cfr. Deut. 23:1).”
Conclusione.
Abbiamo esaminato la possibilità abortiva di alcune forme di controllo delle nascite, così come i rischi per la salute associati al controllo delle nascite, al ritardare e limitare la procreazione e al trascurare l’allattamento. È fondamentale che, anche se qualcuno non è persuaso dall’argomentazione biblica e storica contro il controllo delle nascite, i cristiani non usino forme di controllo delle nascite che hanno la possibilità di causare un aborto; ciò equivale alla stessa cosa. Inoltre, abbiamo visto come il controllo delle nascite crei l’idea di una “gravidanza non intenzionale” e aumenti la probabilità che si ricorra all’aborto, nonché come faciliti la promiscuità sessuale.
Successivamente abbiamo visto che il controllo delle nascite non è un’invenzione recente. Il suo uso era dilagante nel mondo antico e, nel corso della storia, i pagani l’hanno usato, mentre i cristiani no, a motivo della loro comprensione della benedizione dei figli, dello scopo del matrimonio e del peccato dell’onanismo. E, proprio come durante la condizione della Chiesa nell’esilio babilonese e in altri periodi di persecuzione (Ger. 29:6), i cristiani hanno sempre compreso che procreare e “suscitare una progenie pia” (Mal. 2:15) è vitale per la crescita della Chiesa.
Abbiamo inoltre dimostrato biblicamente e storicamente che la procreazione è sempre stata considerata uno scopo e un dovere fondamentali del matrimonio, alla luce del comando biblico di essere fecondi e moltiplicarsi e della benedizione dell’avere figli, avendo cura di precisare che la procreazione non è una sine qua non di ciò che costituisce un matrimonio. Abbiamo inoltre formulato l’importante precisazione che la sterilità e altri problemi di salute non annullano un matrimonio, perché una provvidenza che sfugge al proprio controllo non equivale a infrangere un imperativo morale della Scrittura. Abbiamo anche considerato la differenza tra atti peccaminosi (finis operis) e intenzioni peccaminose (finis operantis), e le quattro ragioni lecite che la Scrittura presenta per astenersi dai rapporti sessuali, osservando che astenersi allo scopo di impedire il concepimento non è una ragione lecita ed è un affronto al disegno di Dio per il matrimonio nell’ordine creato.
Infine, abbiamo esaminato Genesi 38:9-10 e il modo in cui questo passo è stato inteso nel corso della storia come una proibizione dell’impedimento del concepimento, poiché ciò infrange un dovere fondamentale del matrimonio.
Documentari sulla storia del controllo delle nascite e della Chiesa.
La guerra dei bambini: Difensori e disertori (visione gratuita online).
“La Bibbia insegna che Dio ha creato il matrimonio con scopi parimenti importanti: la procreazione, la castità e l’intimità sessuale. Ma la maggior parte dei cristiani non crede questo. Abbiamo separato l’intimità sessuale dalla procreazione e, lungo il cammino, abbiamo perso la castità. È tempo di esaminare più attentamente il matrimonio e la procreazione attraverso una prospettiva biblica e storica. Questo documentario esamina la storia di due difensori che sono diventati disertori: la Chiesa e il governo degli Stati Uniti.”
Il film sul controllo delle nascite.
“Il nostro primo documentario pluripremiato, CONTROLLO DELLE NASCITE: Come siamo arrivati fin qui?, è stato creato per istruire il pubblico sulla storia del controllo delle nascite e sul suo impatto sulla Chiesa, sul matrimonio e sulla famiglia.
“Il nostro prossimo lungometraggio documentario, CONTROLLO DELLE NASCITE: Dipende da noi?, è stato creato per preparare il pubblico cristiano ad applicare una sana dottrina biblica all’ambito della pianificazione familiare, con un atteggiamento veramente incentrato sul vangelo verso i figli e con il desiderio di un’eredità multigenerazionale.”