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La storia della Chiesa primitiva invalida la pretesa papale della successione apostolica
7 dicembre 2015
Tradotto da thetruthaboutcatholicism
Dal 15 al 20 aprile 2008, Benedetto XVI visitò gli Stati Uniti e le Nazioni Unite in qualità di Papa della Chiesa Cattolica Romana e massimo rappresentante della Santa Sede. Il Presidente lo accolse quindi con queste parole: «Questo è il suo primo viaggio negli Stati Uniti da quando è salito sulla Cattedra di San Pietro».[1] Sia il titolo di Benedetto sia la sua cattedra gli sono conferiti dal dogma della successione apostolica. Infatti, nella Chiesa Cattolica è richiesto credere in una continuità storica tra la Chiesa primitiva e la Chiesa Cattolica Romana, così come definita dal dogma papale della successione apostolica.[2] Ai cattolici viene insegnato a non mettere in discussione questo dogma. Sulla sua base, l’allora papa dichiarò categoricamente che «le Comunità cristiane nate dalla Riforma del XVI secolo non possono essere chiamate “Chiese” in senso proprio… [esse] non godono della successione apostolica nel sacramento dell’Ordine e sono, pertanto, prive di un elemento costitutivo della Chiesa».[3] Egli non parlava nel vuoto, ma in un tempo in cui molte persone vengono sedotte, attraverso il dialogo e altri metodi, e condotte nella Chiesa Cattolica Romana. Per esempio, il Presidente americano gli disse: «Soprattutto, Santo Padre, troverà in America persone i cui cuori sono aperti al suo messaggio di speranza. E l’America e il mondo hanno bisogno di questo messaggio».[4] Il messaggio del Papa fu costantemente vuoto, totalmente privo del Vangelo della grazia, arrivando perfino a pregare per i morti a Ground Zero. Le sue parole furono: «O Dio d’amore, di compassione e di guarigione, guarda a noi, persone di molte fedi e tradizioni diverse, che oggi ci raduniamo in questo luogo, teatro di un’incredibile violenza e sofferenza. Ti chiediamo, nella tua bontà, di dare luce eterna e pace a tutti coloro che sono morti qui».[5]
Così come sono, queste parole, fondate su una dottrina antibiblica, provengono da un uomo che afferma di essere il capo della vera Chiesa di Cristo Gesù. Anche le sue azioni, nel celebrare la Messa, che è eretica oltre che blasfema, sono perfettamente coerenti con la sua posizione contro la fioritura, nel XVI secolo, delle vere Chiese nate dalla Riforma, la cui eredità biblica è innegabile. Perciò, in questa presentazione vogliamo documentare il concetto neotestamentario di Chiesa e fornire dati storici che mostrino come il concetto biblico di Chiesa sia stato effettivamente vissuto nei tempi successivi agli Apostoli e precedenti alla Riforma.
Il concetto biblico di Chiesa
Cristo Gesù fondò la Sua Chiesa sul messaggio evangelico secondo cui Egli è «il Cristo» (l’Unto-Messia) e «il Figlio del Dio vivente».[6] Dopo la glorificazione del Signore, lo Spirito Santo diede potenza a tutti i credenti riuniti a Gerusalemme affinché portassero il Vangelo in tutto il mondo. Secondo il Nuovo Testamento, la prima Chiesa a essere costituita fu la Chiesa di Gerusalemme. Fu da lì che i credenti partirono con il Vangelo. Essi erano «la chiesa che era in Gerusalemme; e furono tutti dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli».[7] Il Nuovo Testamento registra anche la costituzione delle Chiese locali in Giudea e in Samaria. Il Vangelo si diffuse poi nelle città di Cipro e ad Antiochia. Quando i credenti di Gerusalemme udirono che gli abitanti di Antiochia avevano ricevuto il Vangelo, mandarono loro Barnaba. Barnaba andò prima a Tarso a cercare Paolo. Insieme trascorsero un anno intero ad Antiochia insegnando il Vangelo della grazia mediante la sola fede in Cristo Gesù. Fu lì che coloro che credevano al Vangelo furono chiamati per la prima volta cristiani. L’Apostolo Paolo costituì anziani[8] e diaconi in queste Chiese locali. Questi uffici, tuttavia, non costituiscono l’essenza stessa della Chiesa; piuttosto, svolgono funzioni d’insegnamento e di amministrazione affinché l’assemblea sia ordinata. Il centro unificante dell’assemblea dei credenti, cioè della Chiesa locale, non è la struttura del gruppo, come sostiene il Papa, ma il Vangelo.
La parola greca «ekklesia» significa letteralmente «i chiamati fuori». Nel Nuovo Testamento viene applicata all’intera compagnia dei credenti di tutta l’epoca presente, della quale Cristo disse: «Io edificherò la mia Chiesa».[9] La definizione dell’Apostolo Paolo, sotto la guida dello Spirito Santo, è che la Chiesa è il corpo di Cristo.[10] Generalmente, la parola indica l’assemblea locale dei credenti. La caratteristica centrale delle lettere del Nuovo Testamento è il Vangelo della grazia mediante la sola fede, come, per esempio, nella lettera ai credenti di Efeso: «Poiché è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio; non per opere, affinché nessuno si glori».[11] L’espressione «la Chiesa di Dio» aveva un senso collettivo, come quando l’Apostolo scrisse: «Non date scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio»,[12] intendendo i credenti distinti sia dai Giudei sia dai Gentili. I credenti comuni sono continuamente chiamati «la Chiesa», come quando l’Apostolo si rivolse «alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a quelli che sono santificati in Cristo Gesù».[13] «E quando questa epistola sarà stata letta fra voi, fate che sia letta anche nella Chiesa dei Laodicesi».[14] La Chiesa era semplicemente, ma in modo unico, la comunità dei credenti. Anche tutti i messaggi dati dal Signore tramite l’Apostolo Giovanni erano rivolti a Chiese locali.[15]
Come già detto, il fattore unificante che caratterizzava le prime Chiese locali era il Vangelo. Queste Chiese locali credevano e insegnavano il Vangelo della grazia di Dio. Quel Vangelo era per loro «la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede».[16] La sola fede, in conformità con le Scritture, era il mezzo mediante il quale i credenti entravano nella salvezza acquistata dalla vita perfetta e dal sacrificio di Cristo Gesù. In tutta l’Europa e l’Asia, vennero fondate Chiese locali mentre i comuni credenti diffondevano il Vangelo.
Il concetto cattolico romano di Chiesa
Il Vaticano esige che i cattolici professino l’esistenza di una continuità storica tra la Chiesa fondata dal Signore Gesù Cristo e la Chiesa Cattolica Romana. Per valutare la validità di questa credenza cattolica, bisogna tenere ben presente che la Chiesa Cattolica Romana intende con la parola «Chiesa» qualcosa di molto diverso da ciò che intende il Nuovo Testamento. Sebbene il Magistero parli della Chiesa come «Popolo di Dio», «Corpo di Cristo» e «Tempio dello Spirito Santo», l’enfasi è sempre posta sull’autorità e sulla missione del sistema organizzativo papale. Così Roma insegna: «Egli [Cristo] istituì la Chiesa. Le diede autorità e missione, orientamento e fine».[17] Il modo in cui questa pretesa struttura di potere viene esercitata è chiaramente esposto dal sistema cattolico romano: «Non c’è nessuna colpa, per grave che sia, che la Chiesa non possa perdonare».[18] «I sacerdoti hanno ricevuto da Dio un potere che Egli non ha dato né agli angeli né agli arcangeli… Dio lassù conferma ciò che i sacerdoti fanno quaggiù».[19] «“Credere” è un atto ecclesiale. La fede della Chiesa precede, genera, sostiene e nutre la nostra fede. La Chiesa è la madre di tutti i credenti. “Nessuno può avere Dio per Padre se non ha la Chiesa per Madre”».[20] Il preteso potere assoluto del sistema gerarchico papale è totalmente contrario al concetto neotestamentario della Chiesa come «assemblea dei credenti». La brama di potere del Papato è così insaziabile da rivendicare per sé un potere che appartiene di diritto allo Spirito Santo. Così, il Magistero insegna ufficialmente: «Il Romano Pontefice, infatti, in forza del suo ufficio di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente».[21] In che modo un tale dogma rifletterebbe una qualsiasi continuità storica con la dottrina biblica e con la pratica dell’autentica Chiesa primitiva?
I primi credenti e la Scrittura
I primi credenti consideravano le Scritture come l’assoluta Parola della verità di Dio. La Chiesa primitiva comprendeva la dottrina apostolica come la Parola scritta di Dio. Fin dall’inizio dell’epoca post-apostolica, negli scritti di Padri Apostolici quali Ignazio, Policarpo, Clemente e Barnaba, vi era un ricorso esclusivo alle Scritture per l’insegnamento positivo della dottrina e per la difesa contro l’eresia. Negli scritti di questi uomini, l’autorità citata è quella dell’Antico e del Nuovo Testamento. Nei testi scritti degli apologeti, come Giustino Martire e Atenagora, è evidente lo stesso ricorso esclusivo alla Scrittura. In nessuno di questi scritti vi era un appello all’autorità di una tradizione extrabiblica come corpo separato di rivelazione. Piuttosto, è negli scritti di Ireneo e Tertulliano, tra la metà e la fine del II secolo, che si incontra per la prima volta il concetto di una tradizione apostolica trasmessa oralmente nella Chiesa. Ireneo e Tertulliano affermarono con forza che tutti gli insegnamenti dei vescovi trasmessi oralmente erano radicati nella Scrittura e potevano essere dimostrati mediante le Scritture scritte.
Esempi di primi credenti che testimoniano del Vangelo
Policarpo di Smirne, nato intorno all’anno 69, morì martire verso l’anno 155. Testimoniò di essere salvato mediante la grazia e Cristo Gesù: «…il Signore Gesù Cristo… nel quale credete… sapendo che per grazia siete salvati, non per opere, ma per la volontà di Dio, mediante Cristo Gesù».[22] Clemente di Roma, morto intorno all’anno 100, scrisse riguardo alla giustificazione mediante la fede: «…Perciò anche noi, essendo chiamati per la Sua [di Dio] volontà in Cristo Gesù, non siamo giustificati da noi stessi, né mediante la nostra sapienza o intelligenza o pietà o opere… ma mediante la Fede».[23]
Giustino Martire (ca. 100–165) scrisse dell’essere giusti davanti a Dio a motivo della fede. Dichiarò: «Non fu a motivo della circoncisione che Abramo ricevette testimonianza da Dio di essere giusto, ma a motivo della fede. Infatti, prima che fosse circonciso, fu detto di lui: Abramo credette in Dio; e ciò gli fu imputato a giustizia».[24]
Ireneo, morto intorno all’anno 190, o forse già nel 202, spiegò chiaramente il messaggio del Vangelo in Romani, capitolo 3: «Quando Cristo venne, compì ogni cosa; e ancora, nella Chiesa, continua a compiere il Nuovo Testamento, predetto dalla Legge, fino alla consumazione. Come dice anche l’Apostolo Paolo nella sua Epistola ai Romani: ma ora, senza la Legge, la giustizia di Dio è manifestata, ricevendo testimonianza dalla Legge e dai Profeti; poiché il giusto vivrà per fede. Ma che il giusto vivrà per fede era stato predetto dai Profeti».[25]
Clemente di Alessandria, contemporaneo di Giustino e Ireneo tra la fine del II e l’inizio del III secolo, diede testimonianza del Vangelo della grazia quando scrisse: «Abramo fu giustificato non per opere, ma per fede. Pertanto, dopo la fine della vita, non giova agli uomini, anche se ora avranno compiuto opere buone, se non hanno fede».[26]
Atanasio, nel IV secolo, testimoniò similmente della grazia e della redenzione in un chiaro messaggio evangelico: «Non per queste cose, ma per fede, l’uomo è giustificato; così fu anche per Abramo. Dopo aver trattato tali questioni, l’Apostolo mostra nuovamente che, in nessun altro modo, può esservi redenzione e grazia per Israele e per i Gentili, se non viene sciolto il peccato originale, che attraverso Adamo passò a tutti. Ma questo, dice egli, non può essere cancellato mediante nessun altro se non mediante il Figlio di Dio… Poiché era impossibile che qualcun altro sciogliesse questa trasgressione. Così, come per mezzo di un solo uomo il peccato entrò nel mondo, così anche per mezzo di un solo uomo la grazia venne su tutti».[27]
Ampia crescita e severa persecuzione
La diffusione della fede cristiana durante i primi tre secoli fu rapida ed estesa. Nella provvidenza di Dio, le ragioni principali furono la fedeltà e lo zelo dei predicatori del Vangelo, le morti eroiche dei martiri, la traduzione delle Scritture nelle lingue del mondo romano e il ben sviluppato ed esteso sistema stradale romano, lungo il quale venne portato il Vangelo. Sotto l’imperatore Settimio Severo (193–211), i cristiani soffrirono terribilmente. La persecuzione più severa avvenne sotto l’imperatore Diocleziano e il suo coreggente Galerio, negli anni 303–311. Eppure, lungi dallo sterminare i cristiani e il Vangelo, la persecuzione purificò coloro che predicavano e accrebbe la loro capacità di proclamare il messaggio del Vangelo.
La Chiesa primitiva: l’Italia settentrionale e le Alpi Cozie
Almeno dalla fine dell’XI secolo,[28] la Chiesa Cattolica Romana ha sostenuto a gran voce che le Chiese primitive presenti in quella che oggi è conosciuta come Italia settentrionale[29] erano semplicemente Chiese che si erano allontanate dall’autorità del Vescovo di Roma. Tuttavia, Peter Allix, scrivendo nel 1690, mostra chiaramente che queste Chiese furono fondate localmente fin dai tempi apostolici e che non furono sottoposte al Vescovo di Roma in alcun momento prima dell’XI secolo. Riguardo alla loro dottrina e pratica, egli afferma: «È sufficiente, perché meritino il nome di apostoliche, che abbiano ricevuto la dottrina degli Apostoli come un deposito dalle mani dei loro primi discepoli e che l’abbiano custodita con tanta cura nel corso dei secoli successivi».[30] La confutazione di Allix dell’accusa cattolica romana si serve di citazioni tratte dalla liturgia di queste Chiese e da documenti relativi alla pratica della loro fede, nei quali si registra regolarmente il crescente dissenso nei confronti del Vescovo di Roma. Talvolta Allix cita contro i credenti gli stessi documenti della Chiesa Cattolica Romana, mostrando che proprio le cose di cui la Chiesa Romana li accusava erano, in realtà, bibliche.
Secondo Faber, intorno all’anno 406 Vigilanzio, originario dell’Aquitania, pubblicò un trattato in risposta alla difesa, da parte di Girolamo, del proprio allontanamento dalla Scrittura. In esso, Vigilanzio «attaccò l’idea che il celibato sia un dovere del clero; censurò… la finzione secondo cui essi [i martiri] sarebbero potenti intercessori presso il trono della grazia; ridicolizzò la cieca e quasi idolatrica venerazione tributata alle loro reliquie; mise in luce la follia di bruciare ceri, come facevano i pagani, davanti ai loro santuari, in pieno giorno; smascherò i presunti miracoli che si diceva fossero compiuti dai loro resti insensibili… indicò l’inutile assurdità dei pellegrinaggi sia a Gerusalemme sia a qualsiasi altro presunto santuario».[31] Sebbene il trattato di Vigilanzio non sia più esistente, queste informazioni provengono da Girolamo, mentre cercava di confutare Vigilanzio nel corso dei loro scambi. Secondo Girolamo, che risiedeva a Gerusalemme, Vigilanzio «scriveva da una regione situata tra le onde dell’Adriatico e le Alpi Cozie».[32] Girolamo non riuscì neppure a far estirpare Vigilanzio da questa regione, dove egli operava come presbitero, perché il vescovo della zona concordava con Vigilanzio. Il punto di Faber è questo:
«Questo territorio [in cui risiedeva Vigilanzio], sul versante orientale delle Alpi Cozie, è precisamente il paese dei Vallenses. Essi affermano di avervi abitato almeno fin dal tempo di papa Silvestro; e qui, di fatto, come possiamo presumibilmente dedurre dalla presente e notevole affermazione di Girolamo, erano realmente stanziati già nell’anno 406 e anche prima…
«Qui, dunque, soltanto settant’anni dopo la morte di papa Silvestro, troviamo effettivamente una Chiesa nelle valli delle Alpi Cozie, la cui condizione teologica corrisponde esattamente al racconto tramandato, di generazione in generazione, tra gli stessi Vallenses: vale a dire, troviamo realmente una Chiesa, proprio nella regione in cui il racconto ci insegna a cercarla, che protesta, per bocca del suo pastore approvato, Vigilanzio… contro le superstizioni del tempo e che, nella propria valutazione di tali superstizioni, differisce apertamente dai vescovi della corrotta Chiesa di Roma».[33]
La pretesa cattolica romana di dominio sulla regione è confutata dalla documentazione scritta della corrispondenza di Girolamo con Vigilanzio. Inoltre, papa Pelagio I (555) lamentava che «i Vescovi di Milano non vengono a Roma per l’ordinazione», e ciò avveniva secondo «una loro antica usanza».[34] Allix osserva inoltre: «Nell’anno 590, i Vescovi d’Italia e dei Grigioni, in numero di nove, rifiutarono la comunione con il Papa, considerandolo eretico… protestando [davanti all’Imperatore] che non potevano comunicare con papa Gregorio I».[35]
Allix documenta il fatto che, ancora nel IX secolo, le Chiese dell’Italia settentrionale non erano sottoposte al giogo dell’autorità papale. Anzi, riuscirono a resistere fino a dopo la morte di Claudio, Vescovo di Torino. Claudio, a metà del IX secolo, difese fermamente la propria diocesi contro Roma e, nello stesso tempo, insegnò instancabilmente il Vangelo e la Bibbia in tutta la sua diocesi, mediante la predicazione e gli scritti. Wylie conferma che fu soltanto verso la metà dell’XI secolo che le Chiese delle pianure dell’Italia settentrionale cedettero infine all’autorità papale. Anche allora, le Chiese nelle valli delle Alpi Cozie rimasero fedeli alla Bibbia nella loro fede e nella loro pratica. Questi sono coloro che furono conosciuti come Vaudois, o Popolo delle Valli.[36]
Faber mostra, sulla base del testo del poema valdese Nobile Lezione, nel quale è inserita la data del 1100, che la lingua in cui il documento fu scritto «deriva, senza l’intervento di una lingua derivata più antica, dal ceppo ormai disgregato del suo latino originario». Questa era la lingua dei Vaudois che si erano ritirati nelle valli delle Alpi Cozie italiane durante il II, III e IV secolo. Poiché la Nobile Lezione era uno dei loro documenti, essa mostra in modo conclusivo che la lingua dei Vaudois non era cambiata sostanzialmente durante tutti i secoli in cui essi vissero nascosti nelle loro valli. Questa confessione di fede in forma poetica veniva usata per insegnare ai loro figli «la fede una volta per sempre trasmessa ai santi». Ecco dunque prove conclusive: la testimonianza di Girolamo riguardo a Vigilanzio nell’anno 406, Claudio Vescovo di Torino all’inizio dell’800 e la lingua in cui furono scritti la Nobile Lezione (nel 1100) e altri antichi documenti originali che Samuel Morland procurò nel 1655. Tutto ciò dimostra che i Vaudois, o Vallenses, furono realmente preservati da Dio lungo una linea ininterrotta di fede apostolica, dai primi secoli fino alla Riforma.
Va osservato che i Vaudois vengono talvolta chiamati Valdesi. La politica costante della Chiesa Cattolica Romana è stata quella di cercare di confondere l’origine delle antiche Chiese delle Valli. Essa sostenne che fosse stato Pietro Valdo a fondare queste Chiese, sostenendo così che fossero eretiche anziché la vera Chiesa. Tuttavia, i fatti storici tuttora esistenti rendono chiaro che il lungo resoconto di storia revisionista del Papato è falso oggi quanto lo era al suo inizio, molti secoli fa. Un fatto molto importante è che Pietro Valdo non era conosciuto prima del 1160, mentre la Nobile Lezione fu scritta nel 1100. Nel 1690 Allix sostiene: «Non è vero che [Pietro] Valdo abbia dato questo nome agli abitanti delle valli. Essi erano chiamati Wallenses o Vaudés prima del suo tempo, a motivo delle valli in cui abitavano. Questo lo troviamo… in Ebrardus de Bethune, che scrisse nell’anno 1212, dove afferma che essi si chiamavano Wallenses… perché dimoravano nella “valle di lacrime”. Vediamo dunque che questa etimologia si riferisce piuttosto al luogo in cui vivevano, che era nelle valli del Piemonte, che al nome di Pietro Valdo».[37]
La testimonianza dei Vaudois, sia nei loro scritti sia nella loro pratica, mostrava che l’autorità della Bibbia continuava a essere la loro regola di vita.[38] Il primo principio distintivo dei Valdesi riguardava la loro condotta quotidiana ed era riassunto nelle parole dell’Apostolo: «Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini».[39] Il secondo principio era l’autorità e l’uso popolare delle Sacre Scritture, che essi possedevano nella propria lingua. Tra loro vi erano persone capaci di recitare a memoria l’intera Bibbia. Il terzo principio distintivo era l’importanza della predicazione e il diritto degli uomini credenti a esercitare tale funzione. A questi principi fondamentali, basati sul Sermone sul Monte, i Vaudois aggiunsero il rifiuto dei giuramenti, la condanna del purgatorio e delle preghiere per i morti. Essi dichiaravano che, dopo la morte, vi sono soltanto due vie: la via per il Cielo e la via per l’Inferno. La fede e la pratica dei Vaudois anteriori alla Riforma toccarono molte persone durante quei secoli oscuri. Essi inviavano regolarmente missionari, molti dei quali erano mercanti, per evangelizzare l’Europa, e questi missionari ottenevano convertiti provenienti da molte parti. Tuttavia, avrebbero sofferto terribilmente per la loro fede.
È un fatto storico che queste Chiese dell’Italia settentrionale, rimaste fedeli alla Scrittura dal tempo della loro fondazione nel II, III e IV secolo fino alla Riforma, fossero le vere Chiese. La Chiesa Papale era chiaramente, ed è ancora oggi, lo scismatico eretico. È proprio il resoconto storico di queste antiche Chiese bibliche dell’Italia settentrionale e della Francia meridionale che la Chiesa Cattolica Romana cerca da almeno nove secoli di cancellare: mediante la loro eliminazione etnica con le crociate e con seicento anni di Inquisizione contro di loro, mediante la distruzione dei documenti della loro testimonianza e mediante la storia revisionista. È per la provvidenza di Dio che, fino a questo stesso giorno, la Roma Papale non è riuscita nel suo intento.
Le Chiese pauliciane dal I secolo
Le Chiese pauliciane erano di origine apostolica e furono fondate in Armenia nel I secolo. «Attraverso Antiochia e Palmira, la fede dovette diffondersi in Mesopotamia e in Persia; e in quelle regioni divenne la base della fede quale si diffuse sui monti del Tauro fino all’Ararat. Questa era la forma primitiva del cristianesimo. Le Chiese della catena dei monti del Tauro formarono un’enorme insenatura o diga circolare nella quale affluì la prima fede pauliciana, per esservi raccolta e conservata per secoli, come una sorta di ramo appartato dalla corrente principale per secoli».[40] Il primo centro del cristianesimo in Armenia fu Taron, che costituì la dimora costante e la base operativa dei Pauliciani. Essi sostenevano di essere di origine apostolica. Su questo punto Adeney afferma: «Pertanto, si può ben sostenere che essi debbano essere considerati come rappresentanti della sopravvivenza di una forma quanto mai primitiva di cristianesimo… Antichi Battisti orientali, queste persone furono sotto molti aspetti protestanti prima del Protestantesimo».[41]
Nell’VIII secolo, i Pauliciani, dispersi dalla persecuzione, si diffusero verso occidente attraverso la Bulgaria e lungo la costa settentrionale del Mediterraneo fino ai monti Pirenei. Molti si stabilirono nella Francia meridionale, dove divennero noti come Albigesi. Lungo tutto il percorso, i Pauliciani fondarono Chiese locali che continuarono a essere salde nella dottrina e nella pratica bibliche.[42] Essi non riconoscevano le persone appartenenti ad altre comunioni come facenti parte delle Chiese. «Noi non apparteniamo a questi», dicevano. «Essi hanno da lungo tempo interrotto il legame con la Chiesa e ne sono stati esclusi».[43]
Missionari in Europa prima della Riforma
Dall’anno 405, quando Patrizio giunse in Irlanda, vi furono più di seicento anni di frutto prodotti dalla chiarezza del messaggio evangelico predicato da Patrizio e da coloro che operarono con lui. Vi furono molti famosi missionari irlandesi simili a Patrizio, quali Columba, Colombano, Kilian e Forannan, che portarono il Vangelo fino al X secolo in Gran Bretagna, Germania, Francia, Svizzera, Italia e oltre, con la stessa fedeltà di Patrizio. Almeno dall’XI secolo in poi, i Vaudois inviarono in tutta Europa i loro missionari, chiamati Barbes. Essi portavano lo stesso messaggio evangelico dei missionari irlandesi. Nel 1209 il Papato iniziò la sua prima crociata contro i credenti europei, cominciando dagli Albigesi nella Francia meridionale. Coloro che riuscirono a fuggire lo fecero. Essi diffusero il Vangelo ovunque fossero dispersi. Intorno al 1332, papa Giovanni XXII inviò i suoi inquisitori nel territorio dei Vaudois per applicare contro questi credenti le leggi dell’Inquisizione. Da allora in poi, i Vaudois furono dispersi in tutta la Francia, nei Paesi Bassi, in Germania, Polonia, Boemia, Moravia, Inghilterra, Calabria, Napoli e ancora oltre. Anch’essi diffusero il Vangelo ovunque andarono.[44]
L’eredità della Chiesa primitiva
Abbiamo identificato la vera Chiesa del Signore Gesù Cristo mediante due segni: essa si attiene alla sola autorità delle Scritture e al vero Vangelo. Abbiamo brevemente documentato la vera Chiesa del Signore Gesù Cristo così come esisteva in vari paesi prima della Riforma del XVI secolo. Nel corso dei secoli, questi credenti furono dispersi da Gerusalemme alle valli piemontesi d’Italia, alla Francia, alla Spagna, alla Scozia, all’Irlanda, all’Inghilterra e in tutta Europa. Abbiamo documentato vari popoli che onoravano la vera fede e portavano la verità scritturale.
Conclusione
La cruda realtà dei fatti storici riguardanti la vera Chiesa, permeata dal Vangelo della grazia di Dio nella dottrina e nella pratica, annulla completamente l’affermazione papale di una continuità storica tra i primi credenti e la Chiesa papale attraverso il dogma della successione apostolica. Piuttosto, è la Chiesa Cattolica Romana a essere lo scismatico provato dalla Chiesa del Signore Gesù Cristo.
Come vide la vera Chiesa, già prima della Riforma e dei Riformatori, il sistema papale, con le sue bestemmie contro l’opera redentrice del Signore Gesù Cristo, la sua idolatria e la sua Inquisizione, e la sua pretesa di successione apostolica: tutto ciò mostra «la donna» «seduta sopra una bestia di colore scarlatto».[45] La stessa «donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù»[46] continua ancora oggi a fare commercio delle anime degli uomini, mentre pretende di «dialogare» con i veri cristiani come «fratelli e sorelle in Cristo».
Gli osservatori prudenti, tuttavia, comprendono che l’amore per il Papato è pericoloso, al punto da far venire in mente la Scrittura: «tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia».[47] Essi hanno osservato che, come avvenne per il funerale di Giovanni Paolo II, così avvenne anche durante la visita di Benedetto XVI negli Stati Uniti nell’aprile del 2008. Entrambi furono accolti diffusamente con una tale reverenza e un tale timore da poter essere definiti adorazione.
Come i veri credenti di un tempo, dobbiamo entrare nella battaglia. Il Signore è con noi; avremo la vittoria finale. Il comando dello Spirito Santo è ancora questo: «dopo aver compiuto ogni cosa, restare in piedi. State dunque saldi».[48] La certezza di conoscere Lui e di essere Suoi dovrebbe animare i nostri sforzi e incoraggiarci nelle nostre lotte. La gloria della libera grazia di Dio nel Vangelo, fondata unicamente sulla Parola scritta della Scrittura, rimane l’eredità della Chiesa primitiva ed è ancora a disposizione di tutto il popolo del Signore. ♦
Richard Bennett del ministero Berean Beacon — Sito web: http://www.bereanbeacon.org
[1] http://z22.whitehouse.gov/news/releases/2008/04/20080416.html 21/4/08
[2] «I fedeli cattolici sono tenuti a professare che esiste una continuità storica — radicata nella successione apostolica — tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa Cattolica:…» Dichiarazione ufficiale Dominus Iesus 2000 §16. Corsivo nell’originale.
[3] «Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa».
[4] www.whitehouse.gov/news/releases/2008/04/20080416.html 21/4/2008
[5] http://www.wnbc.com/news/15937320/detail.html 21/4/2008
[6] Matteo 16:16-17
[7] Atti 8:1
[8] I termini sorvegliante e anziano/pastore sono usati in modo intercambiabile (Atti 20:17, 28; 1 Pietro 5:1-4).
[9] Matteo 16:18
[10] Efesini 1:22-23
[11] Efesini 2:8, 9
[12] 1 Corinzi 10:32
[13] 1 Corinzi 1:2
[14] Colossesi 4:16
[15] Apocalisse 1:11
[16] Romani 1:16
[17] Catechismo della Chiesa Cattolica (1994), par. 874
[18] Catechismo, par. 982
[19] Catechismo, par. 983
[20] Catechismo, par. 181
[21] Catechismo, par. 882
[22] George Stanley Faber, The Primitive Doctrine of Justification, Investigated (Londra: R. B. Seely e W. Burnside, 1837), cap. IV, p. 87
[23] Ibid., p. 80
[24] Ibid., p. 89
[25] Ibid., p. 94
[26] Ibid., p. 96
[27] Ibid., pp. 100-101
[28] J. A. Wylie, History of Protestantism, vol. I, pp. 10-15. Si veda anche Peter Allix, Some Remarks upon the Ecclesiastical History of the Ancient Church of Piedmont, pubblicato originariamente nel 1690; ristampa del 1989 dell’edizione del 1821, p. 192.
[29] Allix, Ancient Church of Piedmont, p. 1. Si veda anche Thomas M’Crie, History of the Progress & Suppression of the Reformation in Italy in the Sixteenth Century (Edimburgo e Londra: Wm. Blackwood & Sons, 1856).
[30] Allix, p. 4.
[31] George Stanley Faber, lettera personale al Dr. Gilly citata in William Stephen Gilly, Vigilantius and His Times (Londra: Seeley, Burnside, & Seeley, 1844), ristampa, pp. 335-338.
[32] Ibid.
[33] Ibid.
[34] Wylie, vol. I, libro I, p. 19
[35] Lettera all’imperatore Maurizio, come riportata in Baronius, ad h. annum, n. 29, in Allix, Ancient Church of Piedmont, p. 35.
[36] Peter Allix, Remarks upon the Ecclesiastical History of the Ancient Churches of the Albigenses, pubblicato per la prima volta nel 1692. Ristampa del 1989 dell’edizione Clarendon Press, Oxford, 1821.
[37] Allix, pp. 182-183.
[38] Si vedano The Noble Lesson e altre opere, il cui catalogo è riportato in Samuel Morland, The History of the Evangelical Churches of the Valleys of Piemont (Henry Hills, 1658), ristampa. Morland fu inviato da Oliver Cromwell per fare pressione sul Duca di Savoia affinché fermasse il «sanguinoso massacro» dei Vaudois nel 1655. In quel periodo Morland ricevette molti manoscritti originali dei Vaudois e li depositò nella biblioteca pubblica dell’Università di Cambridge, da dove poco tempo dopo scomparvero. Nella sua History in due volumi, Morland ebbe cura di citare ampiamente queste fonti originali.
[39] Atti 5:29
[40] Edizione di Bury della History di Gibbon, VI, p. 543
[41] Adeney, The Greek and Eastern Churches, pp. 217-219
[42] George Stanley Faber, The History of the Ancient Vallenses and Albigenses (Londra, 1828), libri II e III.
[43] Tale è la testimonianza di Gregorio Magistro, 1058 d.C., la cui storia costituisce una delle principali fonti d’informazione. Per la documentazione si veda «Paulicians and Bogomil Churches» www.pbministries.org/History/John%20T.%20Christian/vol1/history_04.htm 8/4/2008
[44] Wylie, vol. III, libro XVI.
[45] Apocalisse 17:3. Raynerius, un inquisitore papale vissuto prima della metà del XIII secolo, testimoniò riguardo ai Vallenses dicendo: «Essi ritengono che la Chiesa di Roma sia la prostituta di Babilonia e che tutti coloro che le obbediscono siano dannati». Citato in Allix, pp. 209-211.
[46] Apocalisse 17:6
[47] Apocalisse 13:3
[48] Efesini 6:13,14