Il Sabato: un giorno da osservare

Sabato

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Il Sabato: un giorno da osservare

Di J. C. Ryle (1816–1900)

L’autorità del Sabato
Lo scopo del Sabato
Come deve essere osservato
I modi in cui viene profanato
Un appello finale

Vi è una questione che, ai nostri giorni, richiede la seria attenzione di tutti coloro che si professano cristiani. Tale questione è il Sabato cristiano, o Giorno del Signore. È una questione che si impone alla nostra attenzione. La mente di molti è agitata dalle domande che essa solleva. «L’osservanza del Sabato è vincolante per i cristiani? Abbiamo il diritto di dire a un uomo che svolgere i propri affari o ricercare il proprio piacere di domenica è peccato? È auspicabile aprire i luoghi di pubblico divertimento nel Giorno del Signore?» Tutte queste domande vengono poste continuamente. Sono domande alle quali dovremmo essere in grado di dare una risposta netta.

È una questione intorno alla quale abbondano «dottrine diverse e strane». Si fanno continuamente affermazioni sulla domenica che i semplici e schietti lettori della Bibbia trovano impossibile conciliare con la Parola di Dio. Se tali affermazioni provenissero soltanto dalla parte ignorante e irreligiosa del mondo, i difensori del Sabato non avrebbero motivo di stupirsi. Ma possono ben meravigliarsi quando trovano tra i loro avversari persone istruite e religiose. È una triste verità che, in alcuni ambienti, il Sabato venga ferito proprio da coloro che dovrebbero esserne i migliori amici.

È una questione di immensa importanza. Non è esagerato affermare che la prosperità o la decadenza del cristianesimo organizzato dipende dal mantenimento del Sabato cristiano. Abbattete la barriera che ora protegge la domenica e le nostre scuole domenicali finiranno presto. Lasciate irrompere, senza freno né impedimento, la piena della mondanità e della ricerca del piacere nel Giorno del Signore, e le nostre congregazioni si ridurranno presto. Non vi è già ora troppa religione nel paese. Distruggete la santità del Sabato e presto ve ne sarà molta meno. In breve, credo che nulla farebbe progredire il regno di Satana in modo tanto completo quanto il ritiro della tutela legale dal Giorno del Signore. Sarebbe una gioia per l’incredulo, ma un insulto e un’offesa a Dio.

Chiedo l’attenzione di tutti coloro che si professano cristiani mentre cerco di dire alcune semplici parole sul Sabato. Come ministro di Cristo, padre di famiglia e amante del mio paese, mi sento obbligato a perorare la causa dell’antica domenica cristiana. Il mio giudizio è espresso con forza nelle parole della Scrittura: «Santifichiamolo». Il mio consiglio a tutti i cristiani è di combattere strenuamente per l’intera giornata contro tutti i nemici, tanto esterni quanto interni. Vale la pena lottare.

Vi sono quattro punti relativi al Sabato che richiedono di essere esaminati. Su ciascuno di essi desidero formulare alcune osservazioni.

 

1. L’AUTORITÀ DEL SABATO

Consideriamo, in primo luogo, l’autorità sulla quale si fonda il Sabato.

Ritengo della massima importanza che questo punto sia chiaramente stabilito nella nostra mente. È proprio questo lo scoglio sul quale molti nemici del Sabato fanno naufragio. Essi ci dicono che questo giorno è «una semplice ordinanza giudaica» e che non siamo tenuti a santificarlo più di quanto siamo tenuti a offrire sacrifici. Proclamano al mondo che l’osservanza del Giorno del Signore non poggia su altro che sull’autorità della Chiesa e non può essere provata mediante la Parola di Dio.

Io credo che coloro che affermano tali cose si sbaglino completamente.

La mia ferma convinzione è che l’osservanza di un giorno di Sabato faccia parte della Legge eterna di Dio. Non è una semplice ordinanza giudaica temporanea. Non è un’istituzione umana escogitata dall’astuzia sacerdotale. Non è un’imposizione non autorizzata della Chiesa. È una delle regole eterne che Dio ha rivelato per guidare tutta l’umanità. È una regola che molte nazioni prive della Bibbia hanno perduto di vista e seppellito, come altre regole, sotto i detriti della superstizione e del paganesimo. Ma era destinata a essere vincolante per tutti i figli di Adamo.

Che dice la Scrittura? Questo è, dopotutto, il punto decisivo. Ciò che dice l’opinione pubblica o ciò che pensano i giornalisti non ha alcuna importanza. Quando moriremo, non dovremo comparire davanti al tribunale degli uomini. Colui che ci giudicherà è il Signore Dio della Bibbia. Che dice il Signore?

(a) Mi rivolgo al racconto della creazione. Là leggo: «E Iddio benedisse il settimo giorno, e lo santificò» (Genesi 2:3). Trovo il Sabato menzionato fin dal principio di tutte le cose. Vi sono cinque cose che furono date al progenitore del genere umano nel giorno in cui fu creato. Dio gli diede un luogo in cui abitare, un lavoro da compiere, un comandamento da osservare, un aiuto che gli fosse compagno e un giorno di Sabato da osservare. Mi è assolutamente impossibile credere che fosse nel pensiero di Dio che sarebbe mai giunto un tempo nel quale i figli di Adamo non avrebbero osservato alcun Sabato.

(b) Mi rivolgo alla promulgazione della Legge sul monte Sinai. Là leggo che uno dei Dieci Comandamenti è interamente dedicato al giorno del Sabato e che esso è il più lungo, il più completo e il più particolareggiato di tutti (Esodo 20:8–11). Vedo una distinzione ampia e chiara tra questi Dieci Comandamenti e qualsiasi altra parte della Legge di Mosè. Furono l’unica parte pronunciata all’udito di tutto il popolo; e, dopo che il Signore li ebbe pronunciati, il libro del Deuteronomio dice espressamente: «E non le disse altro» (Deuteronomio 5:22). Furono promulgati in circostanze di particolare solennità e accompagnati da tuoni, lampi e un terremoto. Furono l’unica parte scritta sulle tavole di pietra da Dio stesso. Furono l’unica parte collocata dentro l’arca. Trovo la legge del Sabato posta accanto alle leggi riguardanti l’idolatria, l’omicidio, l’adulterio, il furto e cose simili. Mi è assolutamente impossibile credere che fosse destinata ad avere soltanto un’obbligatorietà temporanea.¹

(c) Mi rivolgo agli scritti dei profeti dell’Antico Testamento. Li trovo parlare ripetutamente della violazione del Sabato accanto alle più atroci trasgressioni della legge morale (Ezechiele 20:13, 16, 24; 22:8, 26). Li trovo parlare di essa come di uno dei grandi peccati che attirarono i giudizi su Israele e condussero i Giudei in cattività (Neemia 13:18; Geremia 17:19–27). Mi sembra chiaro che, secondo il loro giudizio, il Sabato fosse qualcosa di assai più elevato dei lavacri e delle purificazioni della legge cerimoniale. Quando leggo il loro linguaggio, mi è assolutamente impossibile credere che il Quarto Comandamento fosse una delle cose destinate un giorno a passare.

(d) Mi rivolgo all’insegnamento del nostro Signore Gesù Cristo mentre era sulla terra. Non riesco a trovare un solo caso in cui il nostro Salvatore abbia pronunciato una parola che screditasse uno qualsiasi dei Dieci Comandamenti. Al contrario, Lo trovo dichiarare, all’inizio del Suo ministero, che non era venuto per annullare la Legge, ma per adempierla; e il contesto del passo nel quale usa queste parole mi convince che non stava parlando della legge cerimoniale, bensì di quella morale: «Non pensate ch’io sia venuto per annullar la legge od i profeti; io non son venuto per annullarli; anzi per adempierli» (Matteo 5:17). Lo trovo parlare dei Dieci Comandamenti come di un criterio riconosciuto del bene e del male morale: «Tu sai i comandamenti» (Marco 10:19).

Lo trovo parlare undici volte del Sabato; ma ogni volta lo fa per correggere le aggiunte superstiziose che i farisei avevano introdotto nella Legge di Mosè riguardo alla sua osservanza, e mai per negare la santità del giorno. Egli non abolisce il Sabato più di quanto un uomo distrugga una casa quando ne ripulisce il tetto dal muschio o dalle erbacce. Soprattutto, trovo che il nostro Salvatore dia per scontata la continuazione del Sabato quando predice la distruzione di Gerusalemme. «Pregate», dice ai discepoli, «che la vostra fuga non sia di verno, né in giorno di sabato» (Matteo 24:20). Vedendo tutto questo, mi è assolutamente impossibile credere che nostro Signore non intendesse che il Quarto Comandamento fosse vincolante per i cristiani quanto gli altri nove.

(e) Mi rivolgo agli scritti degli apostoli. Vi trovo affermazioni chiare sulla natura temporanea della legge cerimoniale, dei suoi sacrifici e delle sue ordinanze. Li vedo definiti «carnali» e «deboli». Mi viene detto che sono «ombra di quelle cose che dovevano avvenire», «nostro pedagogo, aspettando Cristo» e «imposte fino al tempo della riforma». Ma non riesco a trovare nei loro scritti una sola sillaba che insegni che uno qualsiasi dei Dieci Comandamenti sia stato abolito.

Al contrario, vedo l’apostolo Paolo parlare della legge morale nel modo più rispettoso, sebbene insegni con forza che essa non può giustificarci davanti a Dio. Quando insegna agli Efesini il dovere dei figli verso i genitori, cita semplicemente il Quinto Comandamento: «Onora tuo padre, e tua madre, che è il primo comandamento con promessa» (Romani 7:12; 13:8; Efesini 6:2; 1 Timoteo 1:8). Vedo Giacomo e Giovanni riconoscere la legge morale come una regola riconosciuta e autorevole tra coloro ai quali scrivevano (Giacomo 2:10; 1 Giovanni 3:4). Lo ripeto: mi è assolutamente impossibile credere che, quando gli apostoli parlavano della Legge, intendessero soltanto nove comandamenti e non dieci.

(f) Mi rivolgo alla pratica degli apostoli mentre erano impegnati a fondare la Chiesa di Cristo. Trovo una chiara menzione del fatto che osservassero un giorno della settimana come giorno santo (Atti 20:7; 1 Corinzi 16:2). Trovo che uno di loro chiami quel giorno «il Giorno del Signore» (Apocalisse 1:10).

Senza dubbio il giorno era stato cambiato: al posto del settimo giorno, era divenuto il primo giorno della settimana, in memoria della risurrezione del nostro Signore. Ma credo che gli apostoli siano stati divinamente ispirati a compiere questo cambiamento e, nello stesso tempo, saggiamente guidati a non emanare alcun decreto pubblico al riguardo. Un decreto avrebbe soltanto suscitato fermento negli animi dei Giudei e provocato un’offesa inutile. Era meglio effettuare il cambiamento gradualmente e non imporlo alla coscienza dei fratelli più deboli.

Lo spirito del Quarto Comandamento non fu minimamente intaccato da questo cambiamento. Il Giorno del Signore, nel primo giorno della settimana, era un giorno di riposo dopo sei giorni di lavoro tanto quanto lo era stato il Sabato del settimo giorno. Ma perché ci viene parlato in modo tanto esplicito del «primo giorno della settimana» e del «Giorno del Signore», se gli apostoli non consideravano alcun giorno più santo degli altri? Questo, per me, è del tutto inspiegabile.

(g) Infine, mi rivolgo alle pagine della profezia non ancora adempiuta. Vi trovo una chiara predizione secondo la quale, negli ultimi giorni, quando la conoscenza del Signore coprirà la terra, vi sarà ancora un Sabato: «Da sabato a sabato, ogni carne verrà, per adorar nel mio cospetto, ha detto il Signore» (Isaia 66:23).

Il contenuto di questa profezia è senza dubbio profondo. Non pretendo di poter sondare tutte le sue parti; ma una cosa è per me assolutamente certa: nei giorni gloriosi che devono venire sulla terra vi sarà un Sabato, e un Sabato non soltanto per i Giudei, ma per «ogni carne». Vedendo questo, mi è assolutamente impossibile credere che Dio intendesse far cessare il Sabato nel periodo compreso tra la prima e la seconda venuta di Cristo. Credo che intendesse farne un’ordinanza eterna nella Sua Chiesa.

Chiedo che si presti seria attenzione a questi argomenti tratti dalla Scrittura. Alla mia mente appare chiarissimo che, ovunque Dio abbia avuto una Chiesa nei tempi biblici, abbia avuto anche un giorno di Sabato. La mia ferma convinzione è che una Chiesa priva del Sabato non sarebbe una Chiesa conforme al modello della Scrittura.²

Permettetemi di concludere questa parte dell’argomento formulando due avvertimenti, che ritengo particolarmente necessari, considerato lo spirito del nostro tempo.

In primo luogo, guardiamoci dal sottovalutare l’Antico Testamento. Negli ultimi anni è sorta una tendenza assai infelice a disprezzare e sminuire ogni argomento religioso tratto dall’Antico Testamento e a considerare chi lo adopera una persona ottenebrata, arretrata e antiquata. Faremo bene a ricordare che l’Antico Testamento è ispirato quanto il Nuovo e che la religione dei due Testamenti è, nella sostanza e alla radice, una sola e medesima religione.

L’Antico Testamento è il Vangelo in boccio; il Nuovo Testamento è il Vangelo in piena fioritura. L’Antico Testamento è il Vangelo in erba; il Nuovo Testamento è il Vangelo nella spiga matura. I santi dell’Antico Testamento vedevano molte cose «come in uno specchio, oscuramente»; tuttavia guardavano per fede allo stesso Cristo ed erano guidati dal medesimo Spirito che guida noi. Non ascoltiamo dunque mai coloro che deridono gli argomenti tratti dall’Antico Testamento. Molta incredulità comincia con un ignorante disprezzo dell’Antico Testamento.

In secondo luogo, guardiamoci dal disprezzare la legge dei Dieci Comandamenti. Mi addolora osservare quanto siano straordinariamente superficiali e malsane le opinioni di molti uomini su questo argomento. Sono rimasto stupito dalla disinvoltura con la quale persino alcuni ecclesiastici ne parlano talvolta come di una parte del giudaismo, da classificare insieme ai sacrifici e alla circoncisione. Mi domando come uomini simili possano leggerli ogni settimana alle proprie congregazioni!

Quanto a me, credo che la venuta del Vangelo di Cristo non abbia modificato neppure di un capello la posizione dei Dieci Comandamenti. Semmai, ne ha innalzato ed esaltato l’autorità. Credo che, nel luogo e nella misura dovuti, sia importante spiegarli e applicarli quanto predicare Cristo crocifisso. Per mezzo di essi si ha la conoscenza del peccato. Per mezzo di essi lo Spirito insegna agli uomini il loro bisogno di un Salvatore. Per mezzo di essi il Signore Gesù insegna al Suo popolo come camminare e piacere a Dio.

Sospetto che sarebbe un bene per la Chiesa se i Dieci Comandamenti venissero spiegati dal pulpito più frequentemente di quanto avvenga. In ogni caso, temo che gran parte dell’attuale ignoranza riguardo alla questione del Sabato sia attribuibile a concezioni errate del Quarto Comandamento.

 

2. LO SCOPO DEL SABATO

Il secondo punto che mi propongo di esaminare è lo scopo per il quale il Sabato fu istituito.

Ritengo assolutamente necessario dire qualcosa su questo punto. Non vi è alcun aspetto della questione del Sabato intorno al quale vengano presentati tanti travisamenti assurdi. Oggi molti levano alte proteste, come se recassimo loro un danno reale esortandoli a santificare il Sabato. Parlano come se l’osservanza di questo giorno fosse un giogo pesante, simile alla circoncisione e ai lavacri e alle purificazioni della legge cerimoniale.

Ma il Sabato è un’istituzione misericordiosa di Dio per il beneficio comune di tutta l’umanità. Esso «è fatto per l’uomo» (Marco 2:27). Fu dato per il bene di tutte le classi, tanto per i laici quanto per il clero. Non è un giogo, ma una benedizione. Non è un peso, ma una misericordia. Non è un precetto duro e faticoso, ma un grande beneficio pubblico. Non è un’ordinanza che l’uomo è chiamato a osservare per fede senza sapere perché la osservi. È un’ordinanza che reca con sé la propria ricompensa. Fa bene al corpo e alla mente dell’uomo. Fa bene alle nazioni. Soprattutto, fa bene alle anime.

(a) Il Sabato fa bene al corpo dell’uomo. Tutti abbiamo bisogno di un giorno di riposo. Su questo punto, almeno, tutti i medici sono concordi. Per quanto il corpo umano sia stato formato in modo mirabile e meraviglioso, non può sopportare un lavoro incessante senza intervalli regolari di riposo. I primi cercatori d’oro della California lo scoprirono ben presto! Per quanto molti di loro fossero probabilmente avventati ed empi e fossero senza dubbio spinti dalla potente influenza della speranza di guadagno, scoprirono ugualmente che il riposo di un giorno su sette era assolutamente necessario per rimanere in vita. Senza di esso si accorsero che, scavando alla ricerca dell’oro, non facevano altro che scavarsi la fossa. Credo fermamente che una delle ragioni per cui la salute dei ministri che lavorano assiduamente viene meno così spesso sia la grande difficoltà che incontrano nel procurarsi un giorno di riposo. Sono certo che, se il corpo potesse comunicarci le proprie necessità, griderebbe ad alta voce: «Ricordati del giorno del riposo».

(b) Il Sabato fa bene alla mente dell’uomo. La mente ha bisogno di riposo quanto il corpo; non può sopportare uno sforzo ininterrotto delle proprie facoltà. Deve avere degli intervalli nei quali distendersi e recuperare le proprie forze. Senza di essi si consumerà prematuramente oppure cederà all’improvviso, come un arco spezzato.

La testimonianza del celebre filantropo Wilberforce su questo punto è molto significativa. Egli dichiarò di poter attribuire la propria capacità di resistenza soltanto alla sua regolare osservanza del giorno del Sabato. Ricordava di aver visto alcune delle menti più potenti tra i suoi contemporanei cedere infine all’improvviso e i loro possessori giungere a una triste fine; ed era convinto che, in ogni caso simile di naufragio mentale, la vera causa fosse stata la trascuratezza del Quarto Comandamento.

(c) Il Sabato fa bene alle nazioni. Esso esercita un’enorme influenza tanto sul carattere quanto sulla prosperità materiale di un popolo. Credo fermamente che un popolo che riposi regolarmente un giorno su sette compirà, nel corso di un anno, una quantità maggiore di lavoro e un lavoro migliore rispetto a un popolo che non riposa mai. Le sue mani saranno più forti; la sua mente sarà più lucida; la sua capacità di attenzione, applicazione e perseveranza costante sarà assai maggiore.³

(d) Infine, ma non per importanza, il Sabato è un bene assoluto per l’anima dell’uomo. L’anima ha le proprie necessità quanto la mente e il corpo. Si trova in mezzo a un mondo frettoloso e affaccendato, nel quale i suoi interessi corrono continuamente il pericolo di essere spinti fuori dalla vista. Affinché si presti la dovuta attenzione a questi interessi, deve essere riservato un giorno particolare; deve esservi un tempo che ritorni regolarmente nel quale esaminare la condizione delle nostre anime; deve esservi un giorno che ci metta alla prova e mostri se siamo preparati per un cielo eterno. Togliete a un uomo il suo Sabato e ben presto la sua religione non sarà più nulla. Come regola generale, vi è una regolare discesa, gradino dopo gradino, da «nessun Sabato» a «nessun Dio».

So bene che molti affermano che «la religione non consiste nell’osservanza di giorni e stagioni». Sono d’accordo con loro. Sono pienamente consapevole che, per salvare le nostre anime, occorre qualcosa di più dell’osservanza del Sabato. Ma vorrei che queste persone ci spiegassero chiaramente quale genere di religione sia quella che insegna agli uomini a non santificare alcun giorno.

So bene che alcune persone devote sostengono che, per il vero cristiano, «ogni giorno dovrebbe essere santo» e, per questa ragione, disapprovano la particolare santificazione del primo giorno della settimana. Rispetto le convinzioni di coscienza di queste persone. Sosterrei quanto chiunque altro la necessità di una «religione quotidiana» e protesterei contro un cristianesimo limitato al solo Sabato; ma sono convinto che questa teoria sia errata e contraria alla Scrittura.

Sono persuaso che, considerando la natura umana quale realmente è, il tentativo di trattare ogni giorno come Giorno del Signore avrebbe come risultato quello di non avere più alcun Giorno del Signore. Presumo che soltanto un completo fanatico affermerebbe che sia sbagliato stabilire momenti determinati per la preghiera privata, con il pretesto che dobbiamo «non restare mai d’orare»; e sono persuaso che pochi, osservando il mondo con buon senso, non riusciranno a comprendere che, affinché la religione eserciti pienamente la propria influenza sugli uomini, è necessario riservare a questo scopo un giorno della settimana.

Che ce ne rendiamo conto oppure no, il nostro Sabato è uno dei nostri beni più preziosi. Fa bene al corpo, alla mente e all’anima. A esso possono essere giustamente applicate le celebri parole secondo le quali è «la difesa meno costosa di una nazione».

 

3. COME DEVE ESSERE OSSERVATO

In terzo luogo, mi propongo di mostrare il modo in cui il Sabato deve essere osservato.

Questo è un aspetto della questione sul quale esiste una grande diversità di opinioni; è un punto sul quale nemmeno gli amici del Sabato sono pienamente concordi. Credo che molti difenderebbero l’esistenza di un Sabato con la stessa fermezza con la quale la difendo io, ma non il Sabato che io difendo. Il mio desiderio è semplicemente quello di esporre ciò che sembra essere la volontà di Dio, così come è rivelata nella Sacra Scrittura.

Una volta per tutte, devo dire chiaramente che non posso essere pienamente d’accordo con coloro che ci dicono di non volere un Sabato giudaico, ma uno cristiano. Dubito che queste persone sappiano chiaramente che cosa intendono. Se si oppongono a un Sabato farisaico, sono d’accordo con loro; se si oppongono a un Sabato mosaico, vorrei che riflettessero attentamente su ciò che dicono. Non riesco a trovare alcuna prova chiara che Mosè intendesse che il Sabato dell’Antico Testamento fosse osservato più rigorosamente della domenica cristiana.

Quale sembra dunque essere la volontà di Dio riguardo al modo in cui deve essere osservato il giorno del Sabato? Nel Quarto Comandamento sono stabilite due regole generali per guidarci, e ogni questione deve essere decisa mediante esse.

Una chiara regola riguardante il Sabato è che deve essere osservato come giorno di riposo. Per quanto possibile, ogni genere di lavoro, sia corporeo sia mentale, deve cessare: «Non fare in esso lavoro alcuno, né tu, né il tuo figliuolo, né la tua figliuola, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il tuo forestiere ch’è dentro alle tue porte».

Possono essere compiute opere di necessità e di misericordia. Il nostro Signore Gesù Cristo ce lo insegna e ci insegna inoltre che tutte queste opere erano lecite anche ai tempi dell’Antico Testamento. «Non avete voi letto», dice, «ciò che fece Davide?» E ancora: «Non avete voi letto nella legge, che nel tempio, i sacerdoti, ne’ giorni del sabato, violano il sabato, eppur non ne sono colpevoli?» (Matteo 12:3, 5). In breve, tutto ciò che è necessario per preservare e sostenere la vita, sia la nostra sia quella delle altre creature, o per fare del bene alle anime degli uomini, può essere compiuto nel giorno del Sabato senza peccare.

L’altra grande regola riguardante il Sabato è che deve essere santificato. Non deve essere un riposo carnale e sensuale, come quello degli adoratori del vitello d’oro, quando «il popolo si assettò per mangiare e per bere; poi si levò per sollazzare» (Esodo 32:6). Deve essere, in modo particolare, un riposo santo. Deve essere un riposo nel quale, per quanto possibile, si possa prestare attenzione agli interessi dell’anima, occuparsi delle realtà dell’altro mondo e mantenere la comunione con Dio e con Cristo. In breve, non si deve mai dimenticare che «il settimo giorno è il riposo al Signore Iddio tuo» (Esodo 20:10).

Chiedo che si presti attenzione a queste due regole generali. Credo che mediante esse ogni questione relativa al Sabato possa essere esaminata con sicurezza. Credo che, entro i limiti di queste regole, ogni legittima e ragionevole necessità della natura umana trovi piena soddisfazione, e che tutto ciò che oltrepassa tali limiti sia peccato.

Non sono un fariseo. Nessun uomo laborioso, rimasto chiuso in una stanza angusta per sei faticosi giorni, pensi che io mi opponga al fatto che si conceda di domenica qualche legittimo ristoro fisico. Non vedo alcun male in una tranquilla passeggiata domenicale, purché non prenda il posto della partecipazione al culto pubblico e sia realmente tranquilla, come quella d’Isacco (Genesi 24:63). Leggo che il nostro Signore e i Suoi discepoli attraversarono i campi di grano nel giorno del Sabato. Tutto ciò che dico è questo: guardati dal trasformare la libertà in licenza; guardati dal danneggiare le anime altrui mentre cerchi ristoro per te stesso; e guardati dal dimenticare che possiedi un’anima oltre che un corpo.

Non sono un fanatico. Non voglio che alcun lavoratore stanco fraintenda il mio significato quando lo esorto a santificare il Sabato. Non dico a nessuno che di domenica debba pregare tutto il giorno, leggere la Bibbia tutto il giorno, andare in chiesa tutto il giorno o meditare tutto il giorno, senza interruzione né sosta. Dico soltanto che il riposo domenicale deve essere un riposo santo. Dio deve essere tenuto presente; la Parola di Dio deve essere studiata; si deve frequentare la casa di Dio; si deve prestare particolare attenzione agli interessi dell’anima. Affermo inoltre che, per quanto possibile, deve essere evitato tutto ciò che impedisce di santificare il giorno in questo modo.

Non sono un ammiratore di una religione cupa. Nessuno pensi che io voglia fare della domenica un giorno di tristezza e infelicità. Desidero che ogni cristiano sia un uomo felice. Desidero che conosca quell’«allegrezza e pace, credendo» e che possa dire: «Ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio». Desidero che tutti considerino la domenica il giorno più luminoso e gioioso di tutti e sette; e dico a chiunque trovi faticosa una domenica come quella che io sostengo che vi è qualcosa di tristemente sbagliato nella condizione del suo cuore. Gli dico chiaramente che, se non riesce a godere di una domenica «santa», la colpa non è del giorno, ma della sua anima.

Posso facilmente credere che molti penseranno che io stia ponendo il criterio dell’osservanza del Sabato molto più in alto del dovuto. Le persone sconsiderate e mondane, gli amanti del denaro e gli amanti dei piaceri, esclameranno tutti che sto richiedendo qualcosa di impossibile. È facile fare simili affermazioni. L’unica domanda per un cristiano dovrebbe essere: «Che cosa insegna la Bibbia?» La misura divina di ciò che è giusto non deve certamente essere abbassata alla misura dell’uomo; è piuttosto la misura dell’uomo che deve essere innalzata alla misura di Dio.

Non sostengo alcun altro criterio per l’osservanza del Sabato se non quello sostenuto, quasi senza eccezione, dai migliori e più santi cristiani di ogni Chiesa e nazione. È straordinario osservare l’armonia che esiste tra loro su questo punto. Hanno avuto grandi divergenze su altri argomenti religiosi; hanno persino dissentito riguardo ai fondamenti sui quali difendere la santificazione del Sabato. Ma non appena si giunge alla questione pratica — «Come deve essere osservato il Giorno del Signore?» — l’unità che esiste tra loro è davvero sorprendente.

Infine, ma non per importanza, non desidero alcun altro criterio per l’osservanza del Sabato se non quello al quale una calma e razionale riflessione sulle cose future condurrà ogni persona assennata. Dovremo veramente morire un giorno e lasciare questo mondo? Dovremo comparire dinanzi a Dio in un’altra condizione di esistenza? Queste cose sono vere oppure no?

Se sono vere, certamente non è chiedere troppo agli uomini che diano a Dio un giorno su sette. Non è chiedere troppo che verifichino la propria preparazione per l’altro mondo trascorrendo il Sabato in una particolare preparazione per esso. Credo che il buon senso, la ragione e la coscienza si uniranno nell’affermare che, se non possiamo riservare a Dio un giorno alla settimana, non possiamo vivere come dovrebbero vivere coloro che un giorno dovranno morire.

 

4. I MODI IN CUI VIENE PROFANATO

L’ultima cosa che mi propongo di fare è mettere in luce alcuni dei modi in cui il Sabato viene profanato.

Vi sono due tipi di profanazione del Sabato che richiedono la nostra attenzione. Il primo è quello più privato, del quale migliaia di persone si rendono continuamente colpevoli e che può essere arginato soltanto risvegliando le loro coscienze. Il secondo è quello più pubblico, al quale si può porre rimedio soltanto mediante la pressione dell’opinione pubblica e il forte intervento della legge.

Quando parlo della profanazione privata del Sabato, intendo quel modo sconsiderato, irriflessivo e mondano di trascorrere la domenica, la cui diffusione è evidente a chiunque si guardi intorno. Quanti fanno del Giorno del Signore un giorno in cui organizzare pranzi; un giorno in cui esaminare i propri conti e aggiornare i libri contabili; un giorno in cui compiere viaggi non necessari e sbrigare tranquillamente affari mondani; un giorno in cui leggere giornali o romanzi; un giorno in cui parlare di politica e abbandonarsi a chiacchiere oziose; in breve, un giorno dedicato a qualsiasi cosa, tranne che alle cose di Dio!

Ora, tutto questo è sbagliato, decisamente sbagliato. Credo fermamente che migliaia di persone non abbiano mai riflettuto sull’argomento: peccano per ignoranza e mancanza di considerazione. Fanno semplicemente ciò che fanno gli altri; trascorrono la domenica come la trascorrevano prima di loro i padri e i nonni. Ma questo non cambia affatto la realtà dei fatti.

È assolutamente impossibile affermare che trascorrere la domenica nel modo che ho descritto significhi «santificare il giorno». Si tratta di una chiara violazione del Quarto Comandamento, tanto nella lettera quanto nello spirito. In novecentonovantanove casi su mille è impossibile appellarsi alla necessità o alla misericordia. Per quanto simili violazioni del Sabato possano apparire piccole e insignificanti, sono proprio queste le cose che impediscono agli uomini di avere comunione con Dio e di trarre beneficio dal Suo giorno.

Quando parlo della profanazione pubblica del Sabato, intendo quelle numerose pratiche manifeste e spudorate che si presentano agli occhi la domenica nei dintorni delle grandi città. Mi riferisco all’abitudine di tenere aperti i negozi e di comprare e vendere di domenica. Mi riferisco in modo particolare alle escursioni domenicali compiute con i mezzi pubblici, all’apertura dei luoghi di pubblico divertimento e agli audaci tentativi che molti compiono oggi per profanare il Giorno del Signore, senza alcun riguardo per la sua autorità divina. «Ricordati del giorno del riposo, per santificarlo».

Su tutti questi punti non nutro il minimo dubbio. Tutti questi modi di trascorrere il Sabato sono sbagliati, decisamente sbagliati. Finché la Bibbia rimarrà la Bibbia e il Quarto Comandamento rimarrà il Quarto Comandamento, non oso giungere ad altra conclusione. Sono tutti sbagliati.

Nessuno di questi modi di trascorrere la domenica costituisce un’opera di necessità o di misericordia. Non esiste la minima somiglianza tra essi e le opere che il Signore Gesù dichiara lecite nel giorno del Sabato. Guarire una persona malata oppure tirare fuori da una fossa un bue o un asino è una cosa; viaggiare per divertimento con i mezzi pubblici oppure andare a concerti, teatri, balli e cinema è tutt’altra cosa. La differenza è grande quanto quella tra la luce e le tenebre.

Nessuno di questi modi di trascorrere la domenica tende alla santità o è adatto ad aiutarci ad avanzare verso il cielo. No, certamente! Tutta l’esperienza insegna che, per indicare all’uomo la via del cielo, occorre qualcosa di più delle bellezze dell’arte e della natura.

Questi modi di trascorrere la domenica non hanno mai prodotto alcun beneficio morale o spirituale nei luoghi in cui sono stati sperimentati. Sono stati sperimentati per centinaia di anni in Italia, Germania e Francia. I divertimenti e gli sport domenicali vengono praticati da lungo tempo nelle città del continente europeo. Ma quale beneficio ne hanno ricavato, che possa indurci a desiderare di imitarli? Quali vantaggi potremmo ottenere trasformando la domenica londinese in una domenica simile a quella di Parigi o di altre città del continente? Sarebbe un cambiamento in peggio, non in meglio.

Infine, ma non per importanza, questi modi di trascorrere la domenica infliggono un danno crudele alle anime di moltissime persone. Se la gente fa della domenica un giorno di viaggi e di escursioni, i trasporti pubblici non possono funzionare senza impiegare migliaia di lavoratori. I luoghi di divertimento non possono essere aperti di domenica senza impiegare molte persone affinché provvedano ai bisogni di coloro che li frequentano.

E tutte queste sfortunate persone non possiedono forse anime immortali? Non hanno forse bisogno di un giorno di riposo quanto chiunque altro? Senza dubbio ne hanno bisogno. Ma finché queste profanazioni pubbliche del Sabato saranno permesse, per loro la domenica non sarà affatto una domenica. La loro vita diventa una lunga catena ininterrotta di lavoro, lavoro e ancora lavoro. In breve, ciò che per gli altri è divertimento diventa per loro morte.

Si abbandoni dunque l’idea che un Sabato continentale, dedicato alla ricerca del piacere, sia una misericordia per qualcuno! Definirlo così non è altro che un enorme inganno. Un simile Sabato non è vera misericordia per nessuno ed esige da alcuni un sacrificio reale.

Scrivo queste cose con dolore. So bene a quanti miei connazionali esse si applichino. Ho trascorso molte domeniche nelle grandi città. Ho visto con i miei occhi come moltitudini di persone trasformino il Giorno del Signore in un giorno di mondanità, in un giorno di empietà, in un giorno di allegria carnale e, troppo spesso, in un giorno di peccato. Ma la vastità della malattia non deve impedirci di metterla in luce: la verità deve essere detta.

Dalla condotta di coloro che profanano pubblicamente il Sabato nel modo che ho descritto si deve trarre una conclusione generale. Essi dimostrano chiaramente di essere, al momento, «senza Dio» nel mondo. Sono simili a coloro che anticamente dicevano: «Quando saranno passate le calendi, e noi venderemo la vittuaglia? e il sabato, e noi apriremo i granai del frumento?» e: «Ecco, quanta fatica!» (Amos 8:5; Malachia 1:13).

È una conclusione terribile, ma è impossibile evitarla. La Scrittura, la storia e l’esperienza concordano tutte nell’insegnarci che il diletto nella Parola del Signore, nel servizio del Signore, nel popolo del Signore e nel Giorno del Signore procedono sempre insieme.

Coloro che cercano il piacere di domenica testimoniano contro se stessi. Ogni settimana dichiarano praticamente: «Non amiamo Dio e non vogliamo che Egli regni sopra di noi».

Non costituisce minimamente un argomento contro ciò che ho detto il fatto che molti uomini grandi e istruiti non vedano alcun male nei divertimenti, negli sport e nei piaceri domenicali. Nelle questioni religiose non ha alcuna importanza chi compia una determinata azione. L’unico punto da accertare è se essa sia giusta.

Prendiamo posizione sulla Bibbia e teniamoci saldi al suo insegnamento. Qualunque cosa gli altri possano considerare lecita, il nostro giudizio sia sempre questo: un giorno su sette, e un giorno intero, deve essere santificato per Dio.

 

UN APPELLO FINALE

Ora desidero rivolgere un’ultima parola a diverse categorie di persone che potrebbero leggere queste pagine. Scrivo come un amico. Chiedo di essere ascoltato con equità e pazienza.

1. A coloro che sono soliti violare il Sabato

Mi rivolgo anzitutto a tutti coloro che sono soliti violare il Sabato. Che tu lo violi pubblicamente o privatamente, in compagnia oppure da solo, ho qualcosa da dirti.

Ti chiedo di riflettere seriamente su come risponderai della tua condotta attuale nel giorno del Giudizio. Sottopongo solennemente la questione alla tua coscienza. Ti chiedo di considerare con calma quanto tu sia del tutto impreparato a comparire dinanzi a Dio.

Non puoi vivere per sempre: un giorno dovrai coricarti e morire. Non puoi sfuggire al grande giudizio del mondo futuro: dovrai stare davanti al grande trono bianco e rendere conto di tutte le tue opere. Queste sono grandi realtà, e sai che sono vere. Lo ripeto deliberatamente: a meno che tu non sia disposto ad accettare qualche favola inventata dagli uomini e a diventare quella povera creatura credulona che è lo scettico, sai che queste cose sono vere.

Dov’è la tua preparazione per incontrare Dio e rendere conto dinanzi a Lui? Dov’è la tua preparazione per trascorrere l’eternità in Sua compagnia e nella società dei santi e degli angeli? Sì, posso ben domandare: dov’è? Non puoi dare alcuna risposta.

Non puoi dare a Dio neppure un solo giorno su sette! Ti stanca trascorrere un settimo del tuo tempo cercando di conoscere qualcosa di Colui davanti al cui tribunale un giorno dovrai comparire!

O profanatore del Sabato, considera le tue vie e diventa savio!

Quale male ha fatto la domenica al mondo, perché tu debba odiarla tanto? Quale male ti ha fatto Dio, perché tu debba voltare con tanta ostinazione le spalle alle Sue leggi? Quale danno ha arrecato all’umanità la fede cristiana, perché tu debba temere tanto che ve ne sia troppa? Guarda i cieli sopra di te e pensa al potente Essere che è il Dio eterno.

Recati nella casa di Dio e ascolta la predicazione del Vangelo. Confessa i tuoi peccati passati davanti al trono della grazia e chiedi perdono mediante quel sangue che «ci purga di ogni peccato». Organizza il tuo tempo domenicale in modo da avere spazio per una tranquilla e seria meditazione sulle realtà eterne. Evita la compagnia di coloro che ti indurrebbero a parlare soltanto di questo mondo. Prendi la tua Bibbia, da lungo tempo trascurata, e studiane le pagine.

Fallo, fallo senza rimandare di un’altra settimana! All’inizio potrà essere difficile, ma vale la pena lottare. Fallo, e ne riceverai beneficio tanto nel tempo quanto nell’eternità.

2. Alla classe lavoratrice e a coloro che dichiarano di interessarsi alla sua condizione

Mi rivolgo poi a tutti coloro che appartengono al mondo del lavoro oppure dichiarano di interessarsi alla condizione dei lavoratori.

Vi esorto a non lasciarvi mai ingannare e sviare da coloro che desiderano che la santità del Giorno del Signore venga violata pubblicamente ancor più di quanto non avvenga già, e tuttavia vi dicono di essere «amici delle classi lavoratrici».

Credetemi: in realtà sono i loro peggiori nemici. Stanno seguendo la via più sicura per accrescere i loro pesi. Probabilmente non è questa la loro intenzione; ma in realtà stanno arrecando loro un danno crudele.

Siate certi che, se le nostre domeniche saranno mai trasformate in giornate di svago e divertimento, ben presto diventeranno giornate di fatica e lavoro. È vano supporre che ciò possa essere evitato. Non è mai stato evitato negli altri paesi e non lo sarebbe mai neppure nel nostro.

Confido sinceramente che tutti i lavoratori d’Inghilterra non si lascino ingannare su questa questione del Sabato. Fra tutti gli abitanti della terra sono coloro che vi hanno il maggiore interesse. Nessuno ha tanto da perdere in questa materia quanto loro, e nessuno ha così poco da guadagnare.

3. A coloro che dichiarano di rispettare il Sabato

Mi rivolgo poi a tutti coloro che dichiarano di rispettare il Sabato e non desiderano vederne mutato il carattere.

Vi chiedo di considerare se non possiate essere più rigorosi di quanto lo siate stati finora nel santificare il giorno del Sabato. Temo tristemente che, in molti ambienti, vi sia una notevole rilassatezza su questo punto.

Temo che molti, pur non avendo alcuna intenzione di violare il Quarto Comandamento, siano colpevolmente sconsiderati e negligenti nel modo in cui ne osservano i precetti. Temo che la mondanità penetri nella domenica di molte rispettabili famiglie che frequentano la chiesa assai più di quanto dovrebbe. Temo che molti osservino personalmente il Sabato, ma non offrano mai agli altri la possibilità di santificarlo.

Temo che molti, i quali osservano il Giorno del Signore con grande correttezza esteriore quando sono a casa, diventino spesso gravi profanatori del Sabato quando si recano all’estero. Temo che centinaia di viaggiatori britannici facciano la domenica, sul continente, cose che non farebbero mai nel proprio paese.

Questo è un grave male. Se amiamo realmente il Giorno del Signore, dimostriamo il nostro amore mediante il modo in cui lo trascorriamo. Ovunque ci troviamo, in patria o all’estero, in paesi protestanti o cattolici romani, la nostra condotta domenicale sia conforme al carattere del giorno.

Non dimentichiamo mai che «gli occhi del Signore sono in ogni luogo» e che il Quarto Comandamento è vincolante per noi in Italia, Svizzera, Germania o Francia quanto lo è nel nostro paese. Infine, ma non per importanza, ricordiamo che il Quarto Comandamento parla del nostro «servo» e della nostra «serva» oltre che di noi stessi.

4. A tutti coloro che amano sinceramente il Signore Gesù Cristo

Mi rivolgo infine a tutti coloro che amano sinceramente il Signore Gesù Cristo e sono zelanti per la Sua causa.

Vi chiedo di considerare se non sia solenne dovere di tutti i veri cristiani adottare misure molto più efficaci di quelle adottate finora per preservare la santità del Giorno del Signore.

Fondiamo associazioni per difendere il Giorno del Signore e proponiamo in Parlamento un provvedimento dopo l’altro per impedire il commercio domenicale. Ma è sufficiente? No, non lo è!

La verità deve essere detta: dobbiamo cominciare più in profondità. Non possiamo rendere le persone religiose soltanto mediante leggi approvate dal Parlamento. Dobbiamo insegnare ciò che è giusto, oltre a proibire ciò che è sbagliato. Dobbiamo cercare di prevenire il male, oltre che reprimerlo. Dobbiamo colpire alla radice i mali che deploriamo.

Dobbiamo sforzarci di evangelizzare le masse di uomini e donne che oggi violano il Sabato ogni settimana. Dobbiamo mostrare loro una via migliore. Dobbiamo deviare questa sorgente di profanazione del Sabato verso altri canali e non accontentarci di arginarne le acque quando straripano.

Raccomando queste cose all’attenzione di tutti coloro che amano sinceramente il Signore Gesù Cristo. Si evangelizzino completamente Londra, Manchester, Liverpool, Glasgow e le altre grandi città, e si assesterà un colpo mortale alla radice di ogni profanazione del Sabato.

La semplice verità è che la profanazione del Sabato dei nostri giorni costituisce una delle molte prove del basso livello della religione vitale. Prego Dio che tutti impariamo la sapienza e correggiamo le nostre vie prima che sia troppo tardi.

Abbiamo bisogno di lavorare maggiormente per Cristo. Abbiamo bisogno, in ogni ramo della Chiesa, di ritornare agli antichi sentieri degli apostoli. Abbiamo bisogno di una generazione di ministri la cui prima ambizione sia entrare in ogni casa della propria parrocchia e raccontare la storia della croce di Cristo.

Se le nostre grandi città non saranno evangelizzate più completamente, non cesseremo mai di dover lottare PER SANTIFICARE IL SABATO.

 

Note

1. Il dotto vescovo Andrewes osserva saggiamente che è pericoloso considerare il Quarto Comandamento cerimoniale e di obbligatorietà puramente temporanea: «I papisti sosterranno allora che anche il Secondo Comandamento è cerimoniale; e non vi è ragione per cui non possano essercene tre anziché due, poi quattro e cinque, e infine tutti». — «Noi sosteniamo che tutte le cerimonie sono terminate e sono state abrogate dalla morte di Cristo; ma il Sabato non lo è stato». — Vescovo Andrewes, Sulla legge morale, 1642.

2. Si aggiungono le seguenti citazioni di autorevoli ministri. In un’epoca come la nostra, nella quale ci viene detto così spesso che dotti teologi negano l’autorità divina del Giorno del Signore, può essere opportuno mostrare al lettore che esistono altri teologi, alcuni dei quali eminentemente dotti, che sostengono un’opinione del tutto diversa.

ASCOLTIAMO CIÒ CHE DICE BAXTER: «Dai giorni degli apostoli fino a oggi, è stata pratica costante di tutte le Chiese di Cristo in ogni parte del mondo riunirsi per il culto pubblico nel Giorno del Signore, quale giorno riservato a tale scopo dagli apostoli. Anzi, questo giudizio e questa pratica furono così universali che non ricordo di aver letto di una sola Chiesa, di un solo scrittore o di un solo eretico del quale si possa dimostrare che abbia dissentito da essi o li abbia contraddetti, fino a tempi recenti». — Baxter, Sull’istituzione divina del Giorno del Signore, 1680.

ASCOLTIAMO ORA LIGHTFOOT: «Il primo giorno della settimana veniva celebrato ovunque come il Sabato cristiano; e ciò che non deve essere trascurato è che, per quanto risulta dalla Scrittura, non vi fu mai alcuna controversia su questo punto. Vi furono controversie riguardo alla circoncisione e ad altri aspetti della religione giudaica, se dovessero essere conservati oppure no; ma non leggiamo in alcun luogo di una controversia riguardante il cambiamento del Sabato. Vi furono, in effetti, alcuni Giudei convertiti al Vangelo che, come in altre cose conservarono qualche traccia del loro antico giudaismo, così fecero anche nell’osservanza dei giorni (Romani 14:5; Galati 4:10); tuttavia non rigettarono né trascurarono il Giorno del Signore. Lo celebravano e, a quanto risulta, non nutrivano alcuno scrupolo al riguardo; volevano però conservare anche le loro antiche festività. Non disputavano affatto se il Giorno del Signore dovesse essere celebrato, bensì se non dovesse essere celebrato anche il Sabato giudaico». — Opere di Lightfoot, vol. XII, p. 556, 1670.

L’intera questione del passaggio dal Sabato del settimo giorno al Giorno del Signore è trattata in modo eccellente nei sermoni del vescovo Daniel Wilson, Sul Giorno del Signore.

3. «In Inghilterra non siamo più poveri, ma più ricchi, perché per molti secoli abbiamo cessato dal nostro lavoro un giorno su sette. Quel giorno non è perduto. Mentre l’attività si arresta, mentre l’aratro rimane nel solco, mentre la Borsa tace, mentre dalle fabbriche non sale alcun fumo, si svolge un processo tanto importante per la ricchezza delle nazioni quanto qualsiasi processo compiuto nei giorni più operosi. L’uomo, la macchina che fa funzionare le macchine, la macchina al cui confronto tutti i congegni dei Watt e degli Arkwright non hanno alcun valore, viene riparato e ricaricato, così da tornare al proprio lavoro il lunedì con un intelletto più lucido, uno spirito più vivace e un rinnovato vigore fisico». — Discorso di Macaulay sulla Legge delle dieci ore, Discorsi, pp. 450, 453, 454.

Il celebre Blackstone afferma: «L’osservanza di un giorno santo su sette, come tempo di riposo e ristoro, oltre che di culto pubblico, è di ammirevole utilità per lo Stato, anche quando venga considerata soltanto come istituzione civile». — Commentari di Blackstone, vol. 4, p. 63.

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